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Facciamo un po’ di chiarezza sulle unioni civili

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I giochi si sono chiusi. Con 173 sì e 71 no, il governo Renzi è riuscito a portarsi a casa la fiducia in senato, blindandola al disegno di legge sulle unioni civili che – grazie ad un maxi emendamento al ribasso voluto dall’Ncd di Alfano – ha compattato la maggioranza di governo.

Con le accuse potremmo andare avanti per mesi. È stata colpa del Movimento 5 Stelle che all’ultimo con un triplo salto carpiato ha deciso di sparare al supercanguro del senatore Marcucci? O del presidente Pietro Grasso, che ha deciso solo in seguito di rendere inammissibili gli emendamenti premissivi su cui tutti si stavano scannando? O forse di Matteo Renzi, che per portarsi a casa una legge, una qualsiasi legge, ha deciso di vendere il testo ad Angelino Alfano?
Ognuno può trarre le proprie sentenze, conscio del fatto che una serie di sfortunati eventi ha portato a quello che abbiamo ora.

Ma cosa abbiamo ora?

Chi per rabbia o chi per gioia, molti nelle ultime ventiquattro ore hanno discusso sulla nuova legge Cirinnà con molta passione, ma poca cognizione di causa. Ho deciso quindi di raccogliere le domande più comuni riguardo alle unioni civili e cercare di fare almeno un po’ di chiarezza. Senza rabbia e senza allegria. Tutte cose che staranno poi a voi.

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All’approvazione del testo attuale, saremo in pari con il resto dell’Europa?

Partendo dal presupposto che noi sino a ieri eravamo l’unico paese ad ovest di Cracovia a non avere nessun tipo di disciplina per le unioni omosessuali, ma no. Non siamo in pari con il resto d’Europa. Lo saremmo se la legge fosse stata introdotta quattordici anni fa. Come hanno fatto notare, anche in Germania l’iter è stato simile al nostro: prima sono state votate delle unioni civili senza accenno alle adozioni nl 2001, e poi in seguito ha introdotto la stepchild adoption (quella che in senato non sanno pronunciare, presente?).  In Belgio abbiamo l’estensione del matrimonio alle coppie dello stesso sesso dal 2003, mentre in Austria – la bigottissima Austria – dopo una bacchettata della Corte Europea nel 2003 è iniziato un iter che ha portato nel 2010 una legge sulle unioni civili senza adozione e nel 2015 all’adozione estesa anche alle coppie omosessuali. Per non parlare di Inghilterra, Francia e Irlanda, altro paese ultrabigotto che impedisce alle donne di abortire ma che è riuscito in una sola giornata a stabilire che il matrimonio è un diritto di tutti.
Non per niente nonostante il Consiglio d’Europa si sia detto soddisfatto del passo avanti che l’Italia ha fatto ieri sera, il commissario dei diritti umano Nils Muiznieks, ha dichiarato che occorrerà occuparsi anche delle adozioni in modo da “da eliminare questa restante discriminazione e allineare pienamente le leggi italiane con la giurisprudenza della corte”.

Anche se non c’è più la stepchild adoption, ci sono altre vie per l’adozione del figlio del partner?

Certamente, così come c’è sempre stato. Il nuovo maxi emendamento non ha vietato la stepchild adoption alle coppie omosessuali, sarebbe stata una richiesta eccessiva anche per uno come Alfano, semplicemente non le ha agevolate. I giudici continueranno a basarsi sull’articolo 25 del titolo IV della legge 184/1983 che dichiara che in casi particolari i minori possono essere adottati anche “da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre”.

Ma allora perché gli omosessuali sono insorti?
Semplicemente perché con i tempi della giurisprudenza italiana affidare un’adozione sempre e solo al tribunale dei minori con possibili e probabili battaglie legali intentate da nonni, parenti e circondario, una tutela da parte del legislatore avrebbe evitato di costringere i figli di coppie omosessuali, ora legati solo al genitore biologico, ad un calvario che chiunque abbia avuto a che fare con almeno un avvocato conosce benissimo. Questo perché bisognerà stabilire se il rapporto preesistente sia effettivamente stabile e duraturo, se non ci siano altre persone in vita a potersi occupare del bambino, se il partner dell’unione civile – in sostanza l’altra mamma o l’altro papà – sia effettivamente adatto a fare il genitore. E questa decisione dovrà prenderla un giudice. E vi ricordo che anche gente come Giacomo Caliendo e Nitto Palma erano magistrati prima di entrare in senato. Se foste omosessuali voi sareste felici all’idea che a decidere se potete adottare o meno il bambino che avete sempre cresciuto come un figlio siano loro?
Tanto più che per le coppie eterosessuali unite in matrimonio questo problema non sussiste, perché la giurisprudenza non lega l’adozione del figliastro a termini farraginosi come “preesistente rapporto stabile e duraturo”, ma dichiara apertamente che il bambino può essere adottato “dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge”.

Molti poi hanno lamentato che la stepchild adoption avrebbe incentivato l’uso – già proibito in Italia, per altro – della surrogazione di gravidanza, quella che avete sentito definire come utero in affitto (roba che secondo alcuni senatori gli uteri si possono trovare su Airbnb). Questo non solo è falso, ma è stato appositamente strumentalizzato per parlare alla pancia degli italiani, e non al loro cervello. Nel dire che i gay brutti e cattivi vogliono costringere le povere ragazze cambogiane a diventare macchine sfornafigli, loro hanno messo un bel telo nero davanti alla propria battaglia, spiegandovi che non erano contrari perché pensano che i gay siano brutte persone, ma che loro pensano al bene dei bambini.

Ma perché c’è tanto malcontento per lo stralcio dell’obbligo di fedeltà?

Partiamo dal principio: inizialmente il disegno di legge Cirinnà prevedeva per le coppie omosessuali unite civilmente tutti gli obblighi derivanti dal matrimonio. Quindi reciproca fedeltà, assistenza, coabitazione e partecipazione. Il che significa che entrambi i partner hanno pari diritti, diritti che comportano doveri per la controparte. Questo significa che se Gianni e Gino vogliono unirsi civilmente ma essere una coppia aperta non possono con l’obbligo di fedeltà? Che la polizia andrà a prenderli per sbatterli in galera o far loro una multa? No.
L’obbligo di fedeltà non solo significa che Gianni ha il diritto di incazzarsi come una faina e portare Gino in tribunale se lui decide di fargli un palco di corna tale da farlo camminare gobbo, ma intende una fedeltà ben più profonda. Parla di fiducia, di unione. Tutte cose che a molti potranno sembrare retaggio cattolico e maschilista, ma che dovrebbero essere alla base di un’unione matrimoniale o civile. Nel momento in cui Gianni e Gino di comune accordo decidono di essere una coppia aperta, la fedeltà non viene meno. Viene meno quando la decisione è unilaterale, e mettere nero su bianco questo tipo di obbligo significa proteggere la parte più debole della coppia, che sia un uomo o una donna.

Non solo: lo scopo della legge era aprire le porte a un’equiparazione per via giuridica delle unioni civili al matrimonio, in modo da rendere più agevole questo passo in futuro. Quindi lo stralcio dell’obbligo di fedeltà, insieme a quello della stepchild adoption, ha reso più difficoltosa questa battaglia, relegando le unioni civili ad uno status minore, con meno diritti e meno obblighi. Il che significa che il paragone con il matrimonio ha meno appigli, così come voleva la destra.

Quindi per il divorzio come ci si muove?

Prima di tutto non si parla di divorzio, ma di scioglimento dell’unione. Per questo scioglimento si potrebbe parlare di divorzio immediato, quindi con tempi ancora più ridotti rispetto a quelli del divorzio breve (introdotto da poco in Italia),  in quanto basta andare dall’ufficiale di stato civile (il sindaco è un ufficiale di stato civile per esempio) e dichiarare la propria volontà di sciogliere l’unione. Tale scioglimento verrà poi proposto decorsi i tre mesi dalla domanda.
Non è poi previsto un addebito di responsabilità, come per esempio in caso di tradimento o abbandono del tetto coniugale.

Ma le Unioni Civili sono anche per gli eterosessuali?

no, la legge infatti si chiama “regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Le unioni civili sono un istituto riservato agli omosessuali, mentre la disciplina delle convivenze ufficializza uno stato giuridico tra conviventi di entrambi gli orientamenti – altrimenti detti coppie di fatto – che possono avvalersi o meno di questa possibilità stipulando tra loro un contratto di convivenza.

Ma questo non discrimina gli eterosessuali?

1) questa è una domanda stupida
2) no, non discrimina gli eterosessuali.
La disciplina delle convivenze è stata creata per dare diritti anche a quelle coppie che decidano di non avvalersi del matrimonio o unione civile, godendo di una via di mezzo tra il rapporto non disciplinato e la mole non indifferente di doveri che gli altri due istituti comportano. Le unioni civili invece sono state create perché gli omosessuali non hanno accesso al matrimonio. E visto che in Italia è ancora lungo l’iter per permettere a tutti di usufruirne, hanno bisogno di un istituto apposito che dia loro gli stessi diritti e doveri reciproci.
In sostanza  se un uomo e una donna vogliono legarsi a doppio filo hanno a disposizione il matrimonio,  se vogliono farlo due persone dello stesso sesso si parla di Unioni civili, se invece entrambi vogliono assumersi meno doveri ma essere comunque tutelati, esistono le convivenze.

Perché non si è passati per un Referendum come per Divorzio e Aborto?

Perché in Italia il referendum che incide sulla legislazione è esclusivamente abrogativo. Il che significa che si possono soltanto abrogare leggi, ma non proporne di nuove. Divorzio e aborto in Italia erano impediti per legge, quindi si è deciso di dare alla popolazione la possibilità di scegliere se mantenere tali leggi o abrogarle.
In italia però non c’è nessuna legge che impedisca agli omosessuali di sposarsi o di unirsi civilmente, il che significa che un referendum sarebbe del tutto inutile.

Perché il popolo gay si è incazzato con la senatrice Cirinnà?

Questa domanda non è tecnica, ma puramente emotiva. Perché i gay si sono incazzati? Perché io, pur non essendo omosessuale, mi sono incazzata? Principalmente per due motivi: il primo è che non puoi dire che non accetterai accordi al ribasso e che se così dovesse essere toglierai il tuo nome alla legge e lascerai la politica e poi non farlo, perché perdi credibilità. In secondo luogo avremmo tutti apprezzato un briciolo di onestà in più. Invece che dirsi entusiasti della nuova proposta di legge come ha fatto Monica Cirinnà nei giorni scorsi, credo che tutti avrebbero preferito sentirsi dire la verità: non siamo ancora arrivati, questa è una legge a metà e siete ancora considerati cittadini diversi, inferiori. Ma è qualcosa, portiamolo a casa.

Ma non era meglio niente? Fa davvero tutto così schifo?

Assolutamente no, e chi lo dice evidentemente non ha la minima idea di cosa sia la politica. Quello che è stato fatto ieri è un passo avanti notevole. Gli omosessuali avranno diritti che prima solo si sognavano. Diritti patrimoniali, ereditari, pensione di reversibilità e cittadinanza per il partner straniero. Inoltre si potrà accedere a graduatorie per l’assegnazione di alloggi popolari e tante altre agevolazioni che lo stato ha sempre riservato solo ai coniugi.

Quindi no, non fa tutto schifo. Legalmente gli omosessuali di tutta Italia possono e devono esultare, perché, anche se in ritardo rispetto al resto dell’Europa Occidentale, abbiamo vinto una piccola battaglia. Ma una volta finito lo champagne, una volta asciugate le lacrime di felicità dalle guance dei vostri fidanzati e delle vostre fidanzate, pensate.
Pensate a quello che avete e a quello che meritereste di avere. Incazzatevi, gioite, preparatevi per le prossime elezioni o scendete in piazza.
Fate ciò che vi pare, ma fatelo in maniera informata.

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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