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ISIS the real life? ISIS just fantasy?

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Ancora? Dirai tu.

Si. Chiunque si sia mai cimentato nella scrittura di articoli di politica e affari esteri ha già capito che ISIS è una gallina dalle uova d’oro. ISIS fa più paura di Boko Haram, batte Putin in (im)popolarità ed interessa più del nucleare iraniano. Se scrivi di ISIS, la gente ti legge, perché nessuno pensa ad altro. La domanda è, perché?

Qualche differenza tra ISIS e il tuo amichevole gruppo terroristico jihadista di quartiere l’abbiamo già delineata due settimane fa, ma chiedi a chiunque si intenda un pochettino dell’argomento cos’è che rende ISIS così speciale e la risposta sarà quasi sempre la stessa:

Non è tanto che ISIS ha un vero e proprio esercito, più che avere delle cellule separate. Non è tanto che ISIS possiede dei pozzi di petrolio, una diga e che rivenda al mercato nero i reperti archeologici trafugati dai musei iraqeni e siriani, invece di essere – solo – finanziato dai miliardari sauditi. E’ che ISIS è sorprendentemente bravo a fare propaganda.

La cosa che ha colpito tutti fin dall’inizio è proprio l’indiscutibile talento mediatico dello Stato Islamico. Prima di loro, da al-Qaeda ad al-Shabaab, da Hamas ai ceceni nel Caucaso, i gruppi jihadisti hanno tutti avuto in comune la totale incapacità di essere anche solo vagamente appetitosi.

Hamas-Antisemitism
Charming!

I mujahideen (i “guerrieri della fede”, “coloro che fanno la jihad”) di professione ci sono sempre stati, ovviamente, ma è solo con ISIS che l’afflusso di volontari stranieri in un gruppo jihadista ha iniziato a preoccupare i governi. E quello che si chiedono tutti è “cosa diavolo c’è di attraente per un musulmano occidentale, nell’idea di andare a fare la guerra nel deserto?”. Lasciando perdere gli argomenti religiosi, ISIS ha così tanto supporto perché si vende bene. “Unisciti a noi o brucerai all’inferno”, urlavano i jihadisti prima. “Unisciti a noi, e farai la bella vita, OLTRE ad andare in paradiso”, dice ISIS.

Mettici la crisi, metti l’islamofobia rampante in Europa, il musulmano estremista occidentale medio non deve più decidere tra farla in una buca in un gelido bosco del Caucaso o la comodità del suo appartamento di periferia in Europa. Lo Stato Islamico, a sentire la loro propaganda, è un posto fichissimo pieno di gente sorridente, in cui puoi fare il tuo dovere di buon mujahid (nota bene, mujahid è il singolare di mujahideen, mettetevelo in testa una volta e per tutte) senza doverti pulire il culo con la sabbia. E Jihadi John ha già preso l’aereo.

Ecco la splendida magia dei Mujatweets, il colpo di genio del 2015.

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Neanche l’addetto alle pubbliche relazioni di ISIS avesse una laurea con master in pubblicità e dieci anni di esperienza alla Coca-Cola o da McDonalds, fare il jihadista ora è effettivamente appetitoso (se sei già più di là che di qua con l’estremismo religioso, s’intende). Mentre le reti televisive dello Stato Islamico in lingua araba trasmettono decapitazioni e scene di guerra alle popolazioni locali, una nuova forma di comunicazione totalmente diretta al pubblico occidentale sta dimostrando che ISIS ha più talento PR che qualsiasi partito politico europeo.

Brevi, rapidi e colorati, i mujatweets sono riusciti a rimanere online (ne potete trovare a decine su youtube) per il loro contenuto privo di violenza. Sono scene di vita quotidiana, esteticamente accattivanti, dal messaggio positivo. Strizzano l’occhio al musulmano stanco ed insoddisfatto oltre lo schermo e dicono “guarda come siamo felici nello Stato Islamico. Vieni qui dove nessuno ti tratterà più male. Vieni tra quelli come te”. Sono immagini quasi piacevoli, se non fosse per la costante presenza, anche solo accennata, del carattere estremista ed assurdo del jihadismo. Tra un sorriso e l’altro compare un kalashnikov. I bei bambini sorridenti rispondono al richiamo di “takbir!” (il richiamo a recitare la famosa frase “allahu akbar“, Dio è il più grande) con la stessa meccanicità da drone dei mujahideen.

La differenza sostanziale tra ISIS e gli altri jihadisti in giro per il mondo è che spesso chi si unisce allo Stato Islamico si porta dietro moglie e figli. E’ uno stato, non un gruppo. Tutti possono unirsi, dare una mano, anche tre ragazzine adolescenti che nemmeno parlano arabo. Tutti, anche i bambini più piccoli, fanno la loro parte.

Ma con un sorriso sulle labbra. Molto Mulino Bianco.

Con il linguaggio, tipicamente da social network, del breve ed immediato, ISIS riesce a risultare quasi affabile. Manca il distacco che la propaganda precedente ci dava. Quelli che ci vengono mostrati non sono barbuti militari in tuta mimetica seduti nelle caverne. I ragazzi intervistati parlano francese, tedesco, inglese, russo. Sono giovani, vestiti all’occidentale, sorridenti e di bell’aspetto.

Passa la voglia di chiedersi come mai così tanti giovani europei si siano uniti ad ISIS pieni di belle speranze. Il marcio che c’è dietro, è solo un sottofondo, un ronzio basso. Non te ne rendi conto subito, e c’è chi, accecato dai colori e dalla prospettiva di una vita migliore, non se ne rende conto mai.

L’unica cosa che i ragazzi sembrano avere in comune è un linguaggio rigido, prefabbricato, invaso da continue formalità religiose che rendono il tutto meno credibile, nervoso. C’è un che di autistico nel continuo ripetersi di menzioni a Dio, al Profeta, al Califfo. Una continua citazione dell’autorità superiore che permette a tutti loro di fare ciò che fanno, una giustificazione dell’altra faccia della medaglia di ISIS: quella sporca, violenta, inumana. E se il regista dimostra un talento naturale, esperto, nel infilare messaggi subliminali simili, il giovane attore riesce meno.

C’è del genio indiscusso in questo metodo di propaganda.

ISIS, con le sue campagne mediatiche “social”, dai mujatweets al più recente e meno famoso ISIL Cats, un account twitter sui gatti degli islamisti, non si rivolge solo agli estremisti fuori di testa, ma a tutti i musulmani, specialmente ai giovani nati e cresciuti in occidente. Quanti giovani al giorno d’oggi vorrebbero “mollare tutto”, oppressi dalla disoccupazione, da un sistema che non li premia né li tutela, dalla sadica competizione nel mondo del lavoro per uno stage non retribuito?

Non ci vuole poi molto a dimenticare le atrocità commesse dallo Stato Islamico, o la possibilità che andando si venga ammazzati in una guerra che ISIS sta lentamente perdendo. Il terreno per la propaganda di ISIS è più fertile che mai, i mujatweets non sono che l’ultima, geniale, manovra pubblicitaria mirata direttamente a noi, pecore da social network con capacità d’attenzione limitata a 140 caratteri. E funzionano. Lo Stato Islamico perde il suo tocco con la realtà e diventa la fantasia di ogni giovane fondamentalista islamico.

È questo che fa paura, non le minacce di invasione.


Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 3 Marzo 2015 su Il Ballo del Cervello

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Laureato in una di quelle materie di cui si professa esperto anche il mio barista, mi sbraccio per non annegare nella mia misantropia. Odio quasi tutto, e quasi tutto odia me. Per rimanere nel personaggio, mi nutro quasi esclusivamente di alcolici, carne rossa ed aspartame, e solo perchè io e la nicotina ci siamo lasciati. Passo quindi le mie giornate a lamentarmi, a digrignare i denti e a scrivere, ma il tutto con una certa joie de vivre. Controverso è per me una scusa per dire quello che penso senza pagarne le conseguenze: mi occupo di politica per compiacere la mia famiglia, ma in realtà mi interessano solo i fumetti e i videogiochi.

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