John Kerry at Iran talks in Geneva

Le Conseguenze dell’Iran Deal

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Dopo quasi sei mesi di negoziati, il gruppo dei P5+1 (USA, UK, Russia, Cina, Francia e Germania) e la loro controparte, la Repubblica Islamica dell’Iran, sono riusciti ad alzarsi dal tavolo delle trattative a Vienna con un accordo concreto sul programma nucleare iraniano. La cosa è enorme di per se, perchè sigla il termine di un processo lungo e doloroso, iniziato quando il gruppo EU3 (Francia, UK e Germania) iniziò per primo a trattare con l’Iran sul suo programma nucleare nel 2003. Le altre tre nazioni si unirono nel 2006, e da allora i rapporti tra i vari negoziatori sono stati tesissimi, e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (i cui 5 membri permanenti sono i P5 sopracitati) non ha fatto complimenti nel gettare addosso alla nazione centro asiatica ben sei risoluzioni: la 1696, la 1737, la 1747, la 1803, la 1835 e la 1929, sommergendo così l’economia della nazione centro-asiatica di sanzioni brutali. Di contro, sanzione dopo sanzione la politica iraniana si è fatta sempre più aggressiva nei confronti dell’occidente, portando l’opzione “bombardiamo anche loro” sul menu della campagna elettorale di entrambi gli sfidanti di Barack Obama nel 2008 e nel 2012, i senatori John McCain e Mitt Romney.

A metà Luglio 2015 però, possiamo tirare un sospiro di sollievo, perchè l’accordo è stato firmato. Dovrà essere ratificato dai vari parlamenti nazionali, ma c’è da essere ottimisti perchè sorprendentemente, l’accordo è un signor accordo. Qui di seguito, un piacevole riassunto di cosa l’accordo comporti per l’Iran:

(Finchè non avremo i fondi per fare gli Info-Video da soli, accontentatevi di Vox)

Troppo bello per essere vero, direte voi. E avete ragione, perchè qui a Controverso ormai vi diamo solo cattive notizie. In effetti un problema c’è. Non tanto nell’accordo, ma in noi stessi che l’accordo lo abbiamo recepito. Il problema è che da questo accordo un sacco di gente si aspetta qualcosa che non succederà -o teme qualcosa che non si potrà avverare-. Lo stesso Congresso americano si sta preparando ad una vera e propria votazione-pagliacciata in cui i senatori repubblicani daranno sfogo alla stessa follia che colpì McCain quando dichiarò che sarebbe stato meglio far bombardare l’Iran agli israeliani.  In parole povere, un sacco di gente lì fuori non ha capito un accidente di cosa comporta questo storico accordo. Qui di seguito, sfatiamo i sei miti più sentiti.

1) L’accordo renderà più facile all’Iran la costruzione di una bomba atomica

A chiunque abbia un minimo di cognizione di causa questo sembrerà assurdo, eppure moltissimi senatori americani – e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in uno dei suoi peggiori voli pindarici – stanno usando questo argomento da mesi per bloccare l’accordo. Togliendo le sanzioni all’Iran, i cattivi musulmani si metteranno a creare bombe per uccidere la democrazia. Il problema è che questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

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E’ vero che l’Iran, senza sanzioni economiche, avrà un apparato industriale più potente, ma è anche vero che nei termini dell’accordo ci sono alcune clausole inequivocabili.

  • La prima è che l’Iran sacrificherà 14.000 delle sue 20.000 centrifughe, lasciandone circa 5000 in funzione per i reattori, e appena un migliaio per scopi di ricerca.
  • La seconda è che l’Iran dovrà dar via praticamente tutto il suo Uranio (circa il 97%), rimanendo con appena 300 kilogrammi di scorta.
  • La terza è che avrà il divieto di arricchire l’Uranio rimasto (con le centrifughe rimaste) oltre il 3,67%, che è una soglia ben lontana dal 90% necessario per rendere l’Uranio anche solo minimamente utile come testata di un missile nucleare.
  • La quarta è che non avrà più una centrale per l’arricchimento del Plutonio (che invece deve essere arricchito molto meno per essere distruttivo)
  • La quinta è che ispettori della IAEA (Associazione Internazionale dell’Energia Atomica) sgamerebbero subito l’Iran se violasse una delle precedenti quattro condizioni.

Il che ci porta al secondo mito:

2) Con l’accordo sarà impossibile per l’Iran fabbricare una bomba atomica

La Casa Bianca adora ripeterlo, perchè realisticamente “impossibile” suona meglio di “molto, molto, molto, molto difficile“. Questo è parzialmente vero, perchè con il numero di centrifughe rimasto, il poco Uranio disponibile e la pervasività delle ispezioni IAEA, le paure che l’Iran si metta a costruire bombe atomiche possono anche scomparire. E’ anche vero però che delle centrifughe e dell’Uranio rimarranno dove sono, e che l’Iran è uno stato indipendente che può decidere da un giorno all’altro di fare come gli pare. Anche a voler ammettere però che l’Iran domani si svegli fregandosene altamente della IAEA e delle sanzioni, con così poco uranio e così poche centrifughe, a costruire una bomba ci metterebbero circa 25 anni, a detta dell’esperto di armi nucleari Aron Stein, che è meno di “mai”, ma che è un tempo più che sufficiente per fare in modo che non succeda, ed è un tempo di gran lunga superiore ai 2 anni di ritardo previsti dall’opzione McCain-iana di bombardare le centrali di arricchimento iraniane.

3) L’Iran potrà fregare gli ispettori IAEA

Uh. No.

Questo mito è decisamente più comprensibile dei primi due, ma è comunque una conseguenza del non aver letto attentamente il testo dell’accordo. Può anche starci con il pubblico, ma i senatori che dovranno votarne la ratificazione in Congresso non è una cosa accettabile. Il regime di ispezione è forse l’elemento più forte -e più straordinario- di tutto l’accordo. Un sacco di gente in giro per il mondo è rimasta a bocca aperta, incredula che l’Iran abbia accettato questo genere di ispezioni. Sotto stretto controllo della IAEA infatti verranno messe entrambe le miniere di Uranio del paese e tutte le centrifughe d’arricchimento. Non solo, gli ispettori avranno il diritto di controllare anche le fabbriche che potrebbero produrre nuove centrifughe illegali e perfino le importazioni di tutta la tecnologia che potrebbe essere usata per costruire una fabbrica per costruire una centrifuga (anf!). A detta di Stein

La possibilità che [se l’Iran sgarrasse] la IAEA lo verrebbe a sapere è del 100%

4) L’Iran userà l’accordo per diventare l’egemone della regione

Questo è falso. Ed anche vero.

Non c’è dubbio alcuno che l’Iran stia cercando di ottenere un ruolo egemonico nella sua regione. Una specie di Mini Guerra Fredda tra Iran e Arabia Saudita è già iniziata da un pezzo. Come ogni guerra fredda, la corsa agli armamenti ne farà sicuramente parte, e quindi con un’economia rinvigorita non c’è motivo di dubitare che l’Iran aumenterà la sua potenza militare non appena le sanzioni economiche verranno tolte. Il problema di questo mito sta nel fatto che la cosa non ha nulla a che vedere con l’accordo. Ci sono tutti i motivi di pensare che l’Iran l’avrebbe fatto comunque, con o senza le sanzioni, dice Tamara Wittes. Perfino la CIA prevede che una grandissima parte del denaro guadagnato con l’eliminazione delle sanzioni andrà nell’economia domestica iraniana. Da più di un decennio l’Iran -un paese con una grande e crescente borghesia- soffre enormemente le conseguenze delle sanzioni economiche, e per i suoi cittadini più poveri si parla di una vera e propria questione umanitaria. Gli iraniani, dopotutto, sono esseri umani e hanno di sicuro più voglia e bisogno di mangiare che di fare la guerra. La corsa agli armamenti è inevitabile, ma sarebbe stata infinitamente più pericolosa se l’Iran avesse avuto le armi atomiche (da notare che Re Salman dell’Arabia Saudita aveva chiesto gli Stati Uniti di condividere la loro tecnologia nucleare per compensare quella iraniana: pessima idea).

5) L’Iran ora ci sarà più amico

Questo mito si basa sull’idea che più una nazione è isolata, più diventerà estremista e più invece viene accolta dalla comunità internazionale, più sarà amichevole. Gli esempi concreti di Cuba e della Corea del Nord – o del Sudafrica o della Rhodesia un tempo – di sicuro mostrano che uno stato messo in un angolo e abbandonato di sicuro non diventa socievole (per certi versi gli stati sono un po’ come i bambini), ma questo non significa per forza che l’Iran diventerà il docile staterello mediorientale che gli Stati Uniti sognano.

Il giorno dopo l’accordo, l’Ayatollah Khamenei ha pubblicamente dichiarato che questo non significa che il governo iraniano smetterà di colpo di essere anti-americano. Anzi.

La presunzione di pensare che l’Iran abbandonerà i propri sogni di dominio nel Medio Oriente, il supporto di entità sciite discutibili come gli Houthi in Yemen e Bashar Al-Asad in Siria o smetterà di minacciare lo stato di Israele è a dir poco ridicola. Un cane maltrattato per anni di sicuro non smetterà di mordere al primo croccantino. Sicuro però, è che smettere di dargli bastonate è un ottimo modo per fertilizzare il terreno per futuri migliori rapporti. Anche perchè non è del tutto vero che..

6) …l’accordo porterà ad una nuova era di prosperità ed apertura per l’Iran

L’accordo è storico, sia chiaro. Storico però nella sua natura. Non è che domani ci sveglieremo, e Tehran sarà diventata Dubai. Questo però sembrano crederlo molti iraniani. Il giorno dopo la firma dell’accordo le strade di Tehran e di tutte le grandi città iraniane erano piene di persone in festa, bandiere sventolate dalle macchine e canti nelle piazze. Le sanzioni sarebbero state sollevate. Recenti sondaggi indicano che la stragrande maggioranza degli iraniani si aspettano un netto miglioramento delle loro condizioni di vita in un anno.

Realisticamnete, ci sarà da aspettare molto di più di così. I problemi dell’economia iraniana partono dalle sanzioni, ma finiscono in corruzione, inefficienza e una dipendenza pericolosissima dai carburanti fossili.

In più, le sanzioni verranno “sollevate”, e non completamente cancellate: se l’Iran dovesse -in qualsiasi modo- violare i termini dell’accordo, le sanzioni tornerebbero praticamente in automatico, il che rende l’Iran un posto poco sicuro per gli investitori internazionali, che conteranno fino a cinque prima di investire anche solo un dollaro nella nazione. E se anche dovessero investire, ci vorrà del tempo prima che le aziende iraniane possano diventare competitive, tempo in cui aziende straniere potranno penetrare nel mercato iraniano, a gran vantaggio del consumatore ma a discapito dell’industria locale.

Le conseguenze dell’accordo quindi saranno poco visibili per molto tempo, e non c’è stato nessun cambiamento rivoluzionario immediato, ma è importante che sia chiaro che questo è solo un primo passo di un cammino che porta inevitabilmente a qualcosa di – se non buono -, migliore.

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Laureato in una di quelle materie di cui si professa esperto anche il mio barista, mi sbraccio per non annegare nella mia misantropia. Odio quasi tutto, e quasi tutto odia me. Per rimanere nel personaggio, mi nutro quasi esclusivamente di alcolici, carne rossa ed aspartame, e solo perchè io e la nicotina ci siamo lasciati. Passo quindi le mie giornate a lamentarmi, a digrignare i denti e a scrivere, ma il tutto con una certa joie de vivre. Controverso è per me una scusa per dire quello che penso senza pagarne le conseguenze: mi occupo di politica per compiacere la mia famiglia, ma in realtà mi interessano solo i fumetti e i videogiochi.

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