Belly for sale

Bambini venduti per capriccio? La retorica della gestazione per altri

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È un mio vizio quello di cominciare mettendo le mani avanti, ma ci tengo a dire che la mia posizione sulla gestazione per altri è più problematica di quello che spesso voglio far sembrare. Ho avuto i miei dubbi in proposito; mi sono fatta le mie domande su cosa possa significare separarsi in via definitiva dal corpo con cui si è condiviso così tanto in un momento tanto particolare. Quello che trovo sbagliato è piuttosto avere una risposta pronta ad una domanda che coinvolge ambiti incerti come la psicologia dello sviluppo e la pedagogia, e quindi molto spesso mi trovo a lanciare delle provocazioni. Due di queste provocazioni le lascio qui oggi, per chi vorrà raccoglierle e farne l’uso che predilige.

“La stabilità economica delle cosiddette madri surrogate è sottoposta a un attento scrutinio proprio per evitare situazioni di sfruttamento”

Uno degli argomenti in auge contro la gestazione per altri (detta anche maternità surrogata o utero in affitto) verte precisamente sulla questione economica, e cioè sul fatto che la donna che porta avanti la gravidanza venga pagata per farlo. Si fa un grande uso di espressioni tagliate con l’accetta, a partire dallo sfruttamento e dalla mercificazione del corpo femminile. Dimenticandosi che, nei paesi in cui la gestazione per altri è consentita e accessibile agli omosessuali la stabilità economica delle cosiddette madri surrogate è sottoposta a un attento scrutinio proprio per evitare situazioni di sfruttamento; e che in diversi paesi il pagamento serve esclusivamente a rimborsare le spese mediche e le assenze dal lavoro. Non credo che siano i soldi il problema, ma vengono spesso tirati in ballo per rafforzare il giudizio morale. Alcuni insistono sul fatto che il bambino venga acquistato come una merce e si giunge alle equiparazioni col mercato degli schiavi. Ecco, partiamo da lì.

Pensate a uno schiavo acquistato al mercato. Egli appartiene al suo acquirente, il quale dispone della sua vita e della sua libertà e può anche decidere di venderlo o di disfarsene in altro modo. Per tutta la vita anche adulta, lo schiavo dovrà obbedire al padrone. Ora che ci penso sembra il ritratto di un’antica famiglia patriarcale. Ma i bambini nati tramite gestazione per altri? Molto difficilmente subiranno questo destino. Dal momento della loro nascita, i loro genitori adottivi, se sono degni di tal nome, formeranno con lui un legame (appunto) genitoriale, che non prevede rapporti di proprietà. Questo dovrebbe far capire quanto meno che il significato dell’elemento economico nella gestazione per altri non riguarda affatto il presunto acquisto del bambino. Poi può far storcere il naso che le cifre in gioco siano tali da creare una discriminazione, quello sì.

“Come specie siamo programmati per tentare di perpetuare il nostro patrimonio genetico”

Un altro refrain molto comune è quello che distingue atti d’amore e atti d’egoismo, relegando a questi ultimi naturalmente i figli cercati e nati al di fuori di un concepimento “naturale” o che comunque ci assomigli (che tradotto suona più o meno così: le coppie omosessuali che vogliono un figlio sono egoisti, gli altri no). Non intendo sminuire un evento importante come il diventare genitori – in nessuno dei casi – ma non credo di dire nulla di sconvolgente se affermo che la ricerca della genitorialità è sempre un atto di egoismo: un egoismo sano e fondamentale per la sopravvivenza della specie. La riproduzione è uno degli obiettivi primari di tutte le specie viventi. Le piante angiosperme investono molte risorse per realizzare fiori colorati, profumati e ricchi di nettare col solo scopo di attirare insetti che permettano l’impollinazione; e in seguito sintetizzano quantità non indifferenti di zuccheri al solo fine di attirare altri animali, i quali mangeranno i frutti e spargeranno i semi nelle loro deiezioni, garantendo la diffusione delle piante figlie. Gli animali possono ingaggiare lotte cruente e mortali per assicurarsi una chance di procreare; alcuni uccelli elaborano canti e balli complicatissimi per il corteggiamento.

Insomma, in linea di massima cerchiamo di riprodurci e siamo disposti ad investire molto in questo perché come specie siamo programmati per tentare di perpetuare il nostro patrimonio genetico. Per questo siamo pronti a proteggere i nostri figli con la vita, perché loro sono il nostro futuro. Per questo la genitorialità viene da alcuni cercata con un’intensità che a chi ha avuto figli in modo “naturale” sembra esagerata (spesso anche per motivi di accettazione sociale, che però per gli omosessuali dubito valgano allo stesso modo). Per cui, se c’è una cosa che proprio non si può definire “contro natura”, è proprio il desiderio di genitorialità. Ed è allo stesso modo naturale e altrettanto profondo anche l’amore che verrà per i figli, a prescindere da come sono stati concepiti o da come sono nati. È una parte della nostra natura che dovremmo imparare a domare? Altra domanda non proprio banalissima.

L’omogenitorialità – e la genitorialità nel suo complesso – è una faccenda più complessa di come la si vuol dipingere e andrebbe conosciuta a fondo nella sua realtà prima di pronunciarsi a cuor leggero. Purtroppo, alcuni luoghi comuni finiscono per far collassare il discorso anzitempo su aspetti che, in realtà, non costituiscono l’essenza del problema, e impediscono di fare gli approfondimenti necessari. Non mi aspetto che siano tutti favorevoli alla gestazione per altri e in alcuni casi comprendo le resistenze di alcuni; vorrei solo che chi non lo è cercasse di domandarsi sinceramente qual è il vero motivo.

– Silvia Kuna Ballero

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