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Addio alla Scienza

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È così che muore la scienza: sotto scroscianti applausi.

 

In occasione della commemorazione dei defunti ci raccogliamo in cordoglio per la dolorosa nuova: 400 anni dopo la sua nascita ci lascia, mortalmente ferita, la scienza. Ne danno triste annuncio gli appassionati, i praticanti e gli indefessi professionisti, che fino all’ultimo hanno, invano, cercato di rimandarne la dipartita. Le esequie verranno celebrate in ogni laboratorio di ricerca.

 Se l’annuncio mortuario può sembrare una scherzosa esagerazione, l’attuale situazione in cui versa la percezione della scienza presso il pubblico sembra suggerire di iniziare ad accendere le rotative e stampare qualche biglietto di prova. Un triste epilogo si prospetta per il metodo scientifico, o meglio per la sua accettazione e comprensione da parte dell’uomo “comune”: la sintomatologia è chiara ed eloquente.

 

Vita, morte e miracoli

Nasce nella sua forma originaria intorno al 1600 da illustri genitori: suo padre fu Galileo, suo nonno Leonardo. Crebbe e si sviluppò in ambienti fecondi e progressisti, dotandosi di strumenti ancor oggi utilizzati: l’esperimento, l’ipotesi, la teoria e la replicazione. Nel corso degli anni frequentò personaggi di prim’ordine: parlarono di lei Einstein, Popper e Russell, ora tessendone le lodi, ora correggendone gli errori di gioventù.
Ad oggi tuttavia l’esistenza del metodo scientifico è in pericolo e, mancando nomi altisonanti a difenderlo, si ritrovano pochi e caparbi personaggi che alzano le ultime barricate.
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L’opinionista scientifico

Da che esiste qualcosa, esiste qualcuno che ne ha un’opinione: non appena l’essere umano imparò ad esprimersi, immediatamente nacquero le differenze tra le visioni di alcuni e le visioni di altri. Tali differenze furono d’aiuto, con ogni probabilità, a progredire: scambiarsi opinioni permetteva di ampliare le proprie conoscenze sui fatti e sugli eventi. Poi, molto prima che fossero inventati Internet ed i social network, qualcuno capì che anche la discussione poteva essere fonte di guadagno: l’opinionista, colui che di professione offre opinioni, diviene un’occupazione vera e propria. Politica, costume, sport, sostanzialmente ogni evento diventa terreno fertile per lanciare un’opinione e tentare di farsi riconoscere come “esperto”: l’estrema conseguenza è quello cui assistiamo oggi, quando eventi anche minimi che una volta sarebbero stati trascurati generano invece discussioni a mai finire, come topolini che partoriscono montagne. Qui è la Rete, con tutte le sue derivazioni, ad offrire un campo sterminato d’azione. Ma questo campo non avrebbe mai dovuto includere la scienza, visto che la scienza non è fatta di opinioni ed il nostro metodo scientifico, ormai maturo, sarebbe dovuto essere l’unica via per interpretare i dati e le analisi scientifiche. Ammettiamolo: non è andata così ed i due mondi, quello digitale e, di riflesso, quello reale, si sono popolati di opinionisti scientifici. Persone che sono convinte di poter disquisire di scienza come fosse moda, tifo (sportivo, non la malattia infettiva) o colore politico, tutte argomentazioni che, nel dibattito scientifico (esistente ma ben diverso dalle discussioni da opinionisti) semplicemente non esistono.

Tanto male al metodo scientifico ha quindi fatto la convinzione che anche la casalinga di Voghera fosse accreditata a parlare di vaccini o sperimentazione animale, solo perché tale gentile signora aveva letto un paio di pagine da siti di controinformazione e visto qualche video su Youtube. Signora mia, di parlarne ne ha tutto il diritto, di mettere in discussione le posizioni della comunità scientifica un po’ meno, e le spiego perché.
Perché le sue opinioni, per quanto siano basate su un suo “approfondimento personale” non sono supportate da un impianto teorico coerente e robusto, che di norma si sviluppa con anni di studio e pratica della materia. In assenza di questi lei, gentile signora, dovrebbe spiegarmi perché non va a farsi fare la permanente dal meccanico o non si fa riparare la macchina dalla parrucchiera, visto che si fida di chi della scienza ha la stessa comprensione che una sciampista ha di bielle e pistoni. E, se una volta lei sarebbe stata limitata al suo ambito familiare ed amicale come luogo dove sostenere le sue teorie, oggi può avere un’audience molto più ampia, fatta anche di persone come lei, che scelgono la via più semplice, più accattivante e che la rincuorano di essere dalla parte “giusta” contro fantomatiche “lobby di potere” che le negherebbero l’accesso alla “verità”. Gentile signora, glielo dico in amicizia: cazzate, enormi cazzate.

 

Le torrette d’avorio

 

Lasciamo un momento la nostra casalinga di Voghera a riflettere sulle sue fonti e cerchiamo di capire perché non sono quelle corrette. Recenti studi (espressione ad effetto, ma concedetemi d’usarla: gli studi li trovate quiqui e qui) mostrano come sia difficile, una volta acquisita un’opinione, cambiarla pur dinanzi alle evidenze che la vogliono errata. Le ragioni sono diverse: la dissonanza cognitiva che ci infastidisce non poco (uno dei più alti e complessi esercizi dell’intelletto umano è ammettere un errore), la tendenza, figlia del timore della dissonanza, a selezionare le informazioni in base alle proprie pregresse convinzioni, impedendosi un approfondimento serio, l’incapacità di effettuare un’accurata analisi dei fatti (qualità riservata a pochi, eppure terra promessa dell’intelligenza collettiva agli albori della Rete), l’umano narcisismo che ci vuole migliori di quello che siamo, ed accettare di aver sbagliato non aiuta certo, almeno nel breve periodo. Probabilmente a lungo termine chi sa appoggiarsi e redimersi dai propri errori avrà un’immagine di sé più solida ed aderente alla realtà, tuttavia questo è un processo con una scadenza troppo in là per la pigrizia dell’uomo medio.

C’è un’altra responsabilità tuttavia, che gli studi mettono in luce. E va addossata proprio a chi si erge a paladino della scienza, nel momento in cui si percepisce realmente come un paladino, con spada, elmo e cotta di maglia. Nulla è più respingente di una comunicazione aggressiva e che non tiene conto delle altrui convinzioni, e l’incapacità di moderare la propria ferocia nello sconfessare le tesi degli altri è un errore mortale tanto quanto. Ancora il narcisismo, in simili soggetti, è la causa: alimentarsi di like, in entrambi i casi, è deleterio poiché le discussioni, poco incontri e molto più scontri, polarizzano sulle proprie convinzioni entrambi i contendenti facendo perdere valore al dialogo in sé, piuttosto che produrlo.

Le torri d’avorio erano luoghi metaforici ove intellettuali e sommi pensatori si isolavano per elucubrare i propri altissimi pensieri: oggi ci ritroviamo con delle torrette d’avorio, presidiate da autodefinentesi “difensori della scienza”, sentinelle in perenne guardia, pronte a stanare la fallacia e colpire senza pietà. Purtroppo non dovrebbe funzionare così: la scienza non è un campo di battaglia dove far morti o feriti, ma un argomento che, se ben esplicato e reso intellegibile al cosiddetto “volgo”, dovrebbe convincere di per sé.

“Sono circondato da stronzi”

 

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Non passa giorno che non me lo ripeto. E no, non mi riferisco alla buona casalinga di Voghera che, a forza di leggere qui, magari sta rivedendo le sue convinzioni. Parlo di quelli che alla casalinga quelle convinzioni le ha ficcate in testa. Lo step successivo dell’opinionista scientifico (che di scientifico non ha nulla, in realtà) è il livello che, con sobrietà, amo definire “stronzo“.

Lo stronzo è quello che tramite il suo sitarello di “controinformazione”, oltre a controinformare la cdV, le mostra qualche bella pubblicità che gli permette di incamerare qualche spicciolo sui timori della gente. Stronzo è colui il quale, sugli stessi timori imbastisce libri e conferenze, puntando il dito contro i vari cattivissimi “big-qualcosa” (ma attenti all’altra mano, vi fruga in tasca nel frattempo). Stronzo è chi crea e diffonde un’informazione parziale, non raccontando i fatti ma connotandoli con i colori foschi delle paure più recondite.

Naturale è meglio di chimico (ma tutto è chimica, forse lo dimenticate); non ingrassate ancora le multinazionali (scritto tramite i prodotti delle multinazionali); non si può giocare a fare dio (eppure lo facciamo ogni giorno, sopravvivendo); non iniettate quella merda ai vostri figli (li salverà solo da malattie orrende, ma per il resto); i vostri esperimenti fateli su pedofili e stupratori (così scopriremo la cura per il cancro, ma funzionerà solo per loro).

L’esperienza è morta: nuovi guru fanno felici gli esseri timorosi e timorati, promettendo benessere naturale e coscienze immacolate, mondate da questo male del mondo che è la scienza.

 

Antiscientismo, una nuova religione

 

Benvenuti nel Mondo Nuovo. Dove la scienza è bandita a favore di una visione personalistica ed intimistica dei fatti, dove l’aneddoto personale è assunto a verità, dove l’eccezione è la regola e, per tenere uniti i fedeli, è necessario agitare lo spettro del mostro in camice e guanti, il crudele scienziato asservito a logiche di guadagno criminali.
Tutto ciò che non si basa su fatti verificati è dogma, è mistero e religione: la ragione cede il passo alla fede ed i profeti narrano le loro verità, finalmente non più alternative.

 

La scienza è morta. Addio alla scienza.

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In direzione dei 40, dopo una laurea in psicologia opero nel settore della disabilità. Controverso Magazine arriva per me nel momento giusto, dato che il mio ego necessitava di un contenitore ancora più ampio dei precedenti. Pertanto mi troverete qui a dialogare (ma anche a dilagare) sulle tematiche più disparate, che facilmente possono includere la ricerca scientifica, la divulgazione ed i complotti. Non disdegno questioni di attualità o argomenti più frivoli, che affronto comunque in modo quanto più possibile razionale e con quel filo di cinismo che mi rende lo zio alla lontana, un po’ stronzo ed egocentrico, che quasi tutti vorremmo avere.

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