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Animalisti, parliamo

in Scienza di

Questo articolo è, in realtà, una lettera aperta. indirizzata ad un numero imprecisato di persone, ma di certo molto ampio. Animalisti, sto parlando con voi.

Chi siete? Quanti siete? Vi siete mai contati? Credo voi siate veramente tanti, ed è per questo che ritengo opportuno scrivervi.

Vi ritengo delle persone intelligenti, ed intendo con questo il fatto che mettete in atto una serie di comportamenti atti a distinguervi da quella frangia estremista di cui parlerò brevemente, e che definisco “animalari”.

Gli animalari infatti non sono come voi, non avete tutta quella sintomatologia che vi fa rientrare nella categoria.

Ad esempio, non siete voi quelli che offendono le persone per delle idee differenti dalle vostre. Non siete voi che, se a corto di argomenti, utilizzate il dileggio dell’aspetto fisico della controparte.

Non siete voi che organizzate raid contro i pescatori “liberando” i vermi che usano come esche, o che gioite della morte di un cacciatore.

Non siete nemmeno voi che ad una manifestazione a favore della ricerca urlate “assassini, le vostre mani sono sporche di sangue” mentre sul palco una madre racconta la sua esperienza di vita con una figlia affetta da una malattia rara debilitante e che la rende al 100% non autosufficiente (sentito con le mie orecchie, e credetemi fa male).

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Giusto qualche esempio.

Per fortuna voi non siete parte di tutto questo. Perché tutto questo è il lato peggiore dell’animalismo, movimento che considero nobile nelle intenzioni, interessante negli obiettivi ma discutibile nelle attuali modalità. Non lo ritengo nemmeno parte del movimento, poiché quelli descritti sono atti di una tale insensatezza (quando non ascrivibili a reali crudeltà verso l’essere umano) che non possono essere inclusi in un ideale di valorizzazione, percezione delle necessità e soddisfacimento dei bisogni degli animali.

A mio vedere, voi animalisti siete tali perché conoscete la giusta posizione degli animali e vi battete perché tale posizione venga ottenuta, rispettata e mantenuta. Ripeto, l’intento è quanto più di nobile esista, e (magari vi sorprenderà) avete il mio pieno appoggio.

Sono con voi infatti, ad esempio quando vi adoperate perché vi sia il riconoscimento di una sensibilità relativa alla condizione animale che tenga conto di tutti i fattori in gioco. Sono con voi nelle vostre campagne contro l’abbandono estivo degli animali (che considero valide 12 mesi l’anno), nella sensibilizzazione sui danni che può provocare un’alimentazione fortemente sbilanciata sui prodotti animali e sulla necessità di migliorare le condizioni degli animali sottoposti a sperimentazione biomedica.

Dopo questa introduzione dunque, qual è l’obiettivo del mio scrivervi? Per porvi una semplice ma fondamentale domanda:

Perchè non vi dissociate?

E per “dissociarvi” intendo da tutti quei comportamenti prima riassunti e, a mio modesto parere, alquanto deprecabili. Sapete, mi capita spesso di leggere pagine e persone sui Social che argomentano in perfetto “tono animalaro” e, sotto di loro, i commenti sono pressoché unanimi, a confermare e condividere le parole (aberranti quando non inumane) scritte dalla “fonte”. Se da una parte mi vien da pensare che c’è chi con facilità cancella ciò che non è allineato al proprio pensiero, dall’altra faccio fatica a credere che anche il minimo dissenso venga sempre e comunque”nazionalsocialisticamente” eliminato. Ma non solo là: tra le manifestazioni, non ho mai visto qualcuno che zittisca realmente gli stessi “animalari” e che non sia l’obiettivo della manifestazione stessa (ricercatori, allevatori, cacciatori, circensi e via dicendo).

Abbiamo bisogno di voi, perché non sia un discorso “a due” con da una parte scienziati, ricercatori, “razionali” e persone che operano con gli animali a vario titolo, dall’altra persone che nella maggior parte dei casi non hanno formazione professionale adeguata ma, nonostante questo, si ergono a “difensori” degli animali stessi. Abbiamo bisogno di una voce più seria in questo dialogo, che ci aiuti ad ottenere le migliori conclusioni possibili.

Cercate di capirmi: io appartengo alla schiera di “quegli altri”, quelli che “stanno con la ricerca”, che difendono l’utilizzo delle cavie in biomedica perché non ancora sostituibili, che ritengono che siano stati fatti enormi passi avanti sull’argomento e che odiano sentir parlare di “vivisezione” quando invece questa non esiste più da anni. Appartengo alle persone coscienti della necessità di un compromesso tra le parti che non blocchi le attività umane in cui si utilizzano gli animali: ed io appartengo alla schiera di quelli “pagati da Big Pharma”, sono un “disinformatore” e, avessi scelto la via del laboratorio, un “assassino” al pari di tanti altri. Tutte cose che mi son sentito dire in varie occasioni, senza che io abbia peraltro mai toccato una cavia (sebbene li abbia visti e fotografati più volte). Quindi parliamoci chiaramente, cari animalisti: fa decisamente male vedere che troppo spesso siete silenziosi, perché siete la maggioranza, siete molto più numerosi degli “animalari” e, soprattutto, ragionate molto meglio di loro.

Pertanto, mi chiedo, come fate a sopportare di essere associati a loro? Perché se anche sono una minoranza, sono chiassosi, invadenti e casinisti: sanno di certo come farsi notare, e facilmente la gente identifica con loro il “movimento animalista”. Innegabili sono i danni che tale associazione provoca a tutte le persone che davvero tengono al benessere animale: la cosiddetta “massa non schierata” è molto più sensibile alle argomentazioni emotive ed immaginifiche rispetto a quelle razionali ed argomentate, tant’è che, a fare un esempio, l’utilizzo degli animali viene osteggiato dalla gente se si cita la vivisezione (argomento emotivo) piuttosto che la sperimentazione animale.

No, spieghiamolo: loro non sono “il movimento animalista”, per quanto amano unirsi in associazioni che lo richiamano. Associazioni che nascono “già morte”: come altrimenti definire una Lega che si batte contro la vivisezione, creata nel 1977 quando la vivisezione è scomparsa da quando la Regola delle 3R, creata nel 1959, è entrata nell’abitudine dei laboratori, fino a diventare Legge Europea nel 2010?

Loro non sono il movimento animalista, ma lo siete voi che, silenziosamente (e qui ci sta, intendiamoci) svolgete volontariato nei canili cercando di migliorare le condizioni degli animali che lì alloggiano; che offrite ai vostri animali domestici il giusto spazio, senza che invadano quello altrui o siano costretti in gabbie anguste; che vi informate e comprendete gli eccessi e i paradossi di chi urla slogan vecchi e mostra foto false o datate.

Parlo con voi perché siete la speranza di un confronto più equilibrato, sensato e fruttuoso, in cui le ideologie non abbiano peso e si possa argomentare in modo sereno comprendendo i limiti delle situazioni ed il tempo necessario a raggiungere determinati obiettivi. La comunità scientifica da qualche tempo è uscita fuori dal suo guscio, da quelle famose “torri d’avorio” in cui si era trincerata, sorda alla protesta popolare (talvolta giusta, ma non sempre) per lasciarsi conoscere, accettare e dialogare con le persone che non fanno ricerca: io per primo mi sono avvicinato così alla questione, ed ora è necessario un supporto affinché non sia tutto perso.

Il rischio c’è, e non è più tempo di rimanere zitti: fate in modo che la vostra posizione, intelligente e sensibile, non venga ignorata. Molte persone sono concordi con voi, e non si nascondono al confronto. Altrimenti dovremo temere la “giustizia della folla”, quella forma di rabbia collettiva spinta da caotici aizzatori, che ripropone il clima della caccia alle streghe e che richiama forche e taglioni. Non possiamo lasciare che situazioni degenerino fino a permettere questo tipo di aberrazioni, e l’unico modo è rappresentato da un’unione tra chi ha a cuore sia il problema che una soluzione dello stesso sensata e razionale.

Qualcosa sta cambiando, per fortuna. A titolo esemplificativo questa è stata la risposta popolare alla raccolta del 5×1000 pubblicizzato dalla LAV tramite Facebook:

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Grazie a PalleQuadre per le immagini


Già è molto:
 qualche anno fa nessuno si sarebbe permesso di protestare sul loro profilo o chiedere conto delle donazioni che ricevono. Un mio amico ha svolto delle ricerche sulla LAV, ottenendo una querela da parte del loro presidente.

Vogliamo che sia questo l’ambiente in cui si argomenta di benessere animale?

Io preferisco parlare con gli animalisti, non con gli animalari. Io voglio potermi definire animalista (e lo sono, molto più di “quelli lì” ed al pari di molti ricercatori) senza essere associato ad urla, azioni inumane e deliri.

E voi?

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In direzione dei 40, dopo una laurea in psicologia opero nel settore della disabilità. Controverso Magazine arriva per me nel momento giusto, dato che il mio ego necessitava di un contenitore ancora più ampio dei precedenti. Pertanto mi troverete qui a dialogare (ma anche a dilagare) sulle tematiche più disparate, che facilmente possono includere la ricerca scientifica, la divulgazione ed i complotti. Non disdegno questioni di attualità o argomenti più frivoli, che affronto comunque in modo quanto più possibile razionale e con quel filo di cinismo che mi rende lo zio alla lontana, un po’ stronzo ed egocentrico, che quasi tutti vorremmo avere.

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