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Legge sui vaccini: domande e risposte

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Ieri, tramite decreto legge, è stata reintrodotta in Italia l’obbligatorietà dei vaccini. Tornano ad essere necessarie al fine dell’iscrizione presso “gli asili nido ed alle scuole dell’infanzia, pubbliche e private” le vaccinazioni previste dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale.

La legge sarà operativa dal 1° settembre 2017, diventando quindi determinante per le iscrizioni scolastiche dell’anno a venire. Chi non avrà correttamente vaccinato il proprio figlio potrà incorrere, oltre che nel rifiuto dell’iscrizione, in sanzioni economicamente rilevanti (fino a 7500€) ed anche al rischio della sospensione della potestà genitoriale.

Il tema dei vaccini ci sta profondamente a cuore: ne abbiamo parlato in molti articoli, anche con toni duri, spinti dalla situazione che via via, in questi anni, è andata degenerando. La legge ieri approvata può porre un freno a questa deriva, sebbene non manchi di punti oscuri e discutibili. Certo, è sempre meglio di nulla, ma come spesso accade in politica appare il risultato di un compromesso.

In attesa dell’applicazione della legge e delle conseguenze della stessa, abbiamo voluto creare una pratica F.A.Q. (Frequently Asked Questions) che possa aiutare ad orientarsi in questa nuova norma.

 

Doctor giving a child an intramuscular injection in arm, shallow DOF

 

D: adesso i vaccini obbligatori sono 12, mentre prima erano 4: perchè questo aumento?

R: la precedente legislazione in materia è il risultato di compromessi dovuti da una parte alla responsabilità regionale dei piani sanitari, dall’altra alle crescenti pressioni anti-vacciniste. Vaccini obbligatori in una regione potevano essere facoltativi in un’altra, generando confusione sulle definizioni. Tuttavia ci sentiamo di dire che i vaccini che erano facoltativi non lo erano per ragioni mediche (cioè non erano meno sicuri di quelli obbligatori) ma per ragioni politiche. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale risolve in modo netto queste distinzioni, profondamente dannose ed insensate in un’ottica di pari accesso al diritto alla salute sancito dall’Art. 32 della Costituzione. Lo stesso articolo spiega che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, pertanto il decreto legge in questione non vìola in alcun modo la Costituzione.

D: visto il numero dei vaccini obbligatori, questi saranno a pagamento?

R: no. I LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) includono i vaccini, rendendoli quindi una prestazione sanitaria gratuita e senza pagamento di ticket, in quanto “prevenzione sanitaria di massa“. Il Piano Nazionale prevede lo stanziamento di fondi atti a rimborsare alle regioni i vaccini obbligatori, dai 100 milioni di euro stanziati per il 2017 fino ai 186 milioni previsti per il 2019.

D: però in molti altri paesi europei non esiste questo obbligo per legge dei vaccini: perché?

R: perché in altri paesi (specificatamente quelli nordici e scandinavi) non si è mai verificata una situazione di calo vaccinale tale da mettere a rischio l’immunità di gregge (cioè la copertura che evita la malattia a chi non è vaccinato per immunodepressione). In Italia tale immunità è venuta meno, nuovamente a causa delle spinte anti-vax (e per diretta conseguenza sono tornati ad aumentare i casi di malattie per le quali il vaccino è disponibile). Non potendo contare sulla responsabilità individuale (come in paesi più civili, almeno in questo ambito) si è dovuti ricorrere all’obbligo ed alla coercizione. Nessuno ne è felice, ma non c’era molto altro da fare, in tutta onestà.

D: quindi i vaccini da adesso sono obbligatori per iscrivere il proprio figlio a scuola. Cosa può succedere a chi non li fa?

R: distinguiamo tra le sanzioni previste dalla legge e la loro effettiva applicazione. Innanzitutto vi è uno spartiacque in funzione dell’età del bambino, da 0 a 6 anni e da 6 a 16 anni. Mentre nel primo caso è previsto il rifiuto dell’iscrizione negli asili e scuole d’infanzia, dopo i 6 anni e fino ai 16 anni (periodo definito come della “scuola dell’obbligo”) il rifiuto dell’iscrizione non è possibile poiché andrebbe a violare il diritto all’istruzione sancito dall’Art. 34 della Costituzione. Si rende evidente quindi come la legge abbia cercato un compromesso tra i due diritti (salute ed istruzione) in questo ambito richiamati. Tuttavia sono previste sanzioni pecuniarie (da 500 a 7500€) da considerarsi annue (e non una tantum), a prescindere dall’età del bambino non vaccinato. Questa situazione ha fatto nascere alcuni dubbi, il più gettonato è riassumibile in “allora se pago la multa posso comunque tenere mio figlio a scuola?”. Probabilmente dovremo attendere la reale applicazione della legge per capirne di più. Va comunque detto che le ASL hanno l’obbligo di segnalare le mancate vaccinazioni ai Tribunali per i Minori al fine di valutare la sospensione della potestà genitoriale: in questo senso si può intuire come lo spauracchio più grande che la legge vuole porre non è quello economico ma quello familiare. Va da sé, come sempre in questi casi, che non si tratta di una diretta conseguenza quanto piuttosto di una segnalazione che, in base all’operato del singolo tribunale, può generare più o meno qualunque esito finale. Di certo, anche a livello di opinione pubblica, una iniziale veloce risposta dei tribunali potrà indirizzare le future situazioni, anche per scoraggiare chi potrebbe convincersi di rischiare alla peggio solo un po’ di soldi.

D: mettere 12 vaccini obbligatori non vuol dire fare un grande favore alle case farmaceutiche?

R: il vero grande favore alle case farmaceutiche è non vaccinare i propri figli. Non serve nemmeno perdere troppo tempo a spiegare quanto maggiore sia il costo per il sistema sanitario per le cure di un malato che poteva essere vaccinato, rispetto al costo del vaccino stesso. I pro-vaccini più estremisti potranno inoltre obiettare che chi non è vaccinato non dovrebbe aver diritto alle cure erogate dal sistema sanitario, ma questa obiezione contiene due vizi: in primo luogo si condanna un minore a causa di un comportamento irresponsabile del proprio genitore, poi secondo tale logica nemmeno chi fuma, beve, è obeso o comunque mette in atto comportamenti contrari alle più stringenti norme salutistiche meriterebbe il sistema sanitario nazionale. Si rischia di andare all’estremo opposto, quando la cosa migliore da fare è informare in modo responsabile e completo. Sui vaccini questo non è giunto per varie ragioni, non ultima la complessità scientifica degli argomenti in gioco, che inevitabilmente allontanano le persone dalla piena comprensione della vicenda.

D: allora, piuttosto che rendere obbligatori i vaccini, non era meglio rendere più mirata la comunicazione e l’informazione in argomento?

R: allo stato di cose attuale no, quantomeno non sarebbe stato sufficiente. Ci si è comunque preoccupati di lanciare, dal 1° giugno 2017, una campagna straordinaria di sensibilizzazione sui vaccini, al fine di non giungere a settembre nella situazione odierna. Sebbene il tempo sia poco, era qualcosa che andava fatto. Sicuramente andava fatto anche prima, quando ancora erano contenibili gli effetti dei movimenti anti-vax. Si può solo sperare che nel tempo l’obbligo non venga più percepito come tale, ma piuttosto come una normale profilassi necessaria per la salute dei propri figli.

D: chi ha un bambino che non può assumere vaccini, a causa di un sistema immunitario depresso o deficitario, si vedrà il figlio escluso dalla scuola?

R: no, servirà un certificato che attesti la situazione, a cura del proprio medico o pediatra. Questo lascia aperta la porta ad un rischio intuibile: genitori contrari ai vaccini, con medici compiacenti, potrebbero evitare l’obbligo facendosi redigere falsi certificati. Tuttavia il decreto legge prevede segnalazioni alle ASL di tali certificati: i provvedimenti per i medici che dichiarano il falso (situazione di “falso ideologico in certificato medico”) dovrebbero di conseguenza essere rapidi e non lasciare alcun dubbio sulla certezza della pena. Anche in questa situazione, molto farà la percezione dell’opinione pubblica.

D: cosa possiamo aspettarci in definitiva?

R: che l’applicazione del decreto legge sia rigida ed osservante, e che i punti dubbi non generino dei vuoti istituzionali in cui chi fa propaganda anti-vaccini possa trovare libertà d’azione. La situazione è profondamente compromessa e, se vi fossero state altre strade, le si sarebbero seguite. Nessuno può essere felice per l’imposizione di un obbligo, pur se il tema è la salute pubblica. Si può solo lavorare affinché ciò che oggi è un obbligo divenga una consuetudine tale da non permettere a ciarlatani ed approfittatori di insinuarsi nei timori di un genitore.

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In direzione dei 40, dopo una laurea in psicologia opero nel settore della disabilità. Controverso Magazine arriva per me nel momento giusto, dato che il mio ego necessitava di un contenitore ancora più ampio dei precedenti. Pertanto mi troverete qui a dialogare (ma anche a dilagare) sulle tematiche più disparate, che facilmente possono includere la ricerca scientifica, la divulgazione ed i complotti. Non disdegno questioni di attualità o argomenti più frivoli, che affronto comunque in modo quanto più possibile razionale e con quel filo di cinismo che mi rende lo zio alla lontana, un po’ stronzo ed egocentrico, che quasi tutti vorremmo avere.

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