Un giorno i Macachi scriveranno la Divina Commedia. 

Perché ricerchiAmo sugli animali

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Il Macaco è un animale stupendo: basta andare non troppo lontano, a Gibilterra ad esempio, per trovarne vari esemplari in libertà. Anzi, è un animale portafortuna, leggenda vuole che Churchill si convinse che fin quando ci sarebbero stati macachi a Gibilterra l’Inghilterra non avrebbe perso il suo dominio (e pertanto fece ripopolare la colonia locale). I Macachi sono anche gli animali su cui è stato individuato il fattore RH del sangue (rh è un abbreviativo per rhesus, nome completo del macaco) e, più di recente, si sono rinvenuti i neuroni-specchio, che aprono grandi prospettive nella ricerca sull’autismo. Insomma, un animale amico dell’uomo, il cui contributo al nostro benessere non è certo trascurabile.

Un giorno i Macachi scriveranno la Divina Commedia. 
Un giorno i Macachi scriveranno la Divina Commedia.

Eppure, non tutti la pensano così.

I Macachi sono anche in Italia: pochi, ma ci sono. Ad esempio a Modena, alla Facoltà di Medicina, una quindicina di esemplari. Sono impegnati in esperimenti su cui dettaglierò più avanti, quello che mi preme segnalare adesso è che questa dozzina abbondante di macachi sono a rischio: il rischio è di venire estirpati dal luogo in cui vivono per essere portati in un ambiente potenzialmente ostile e senza sicurezze sanitarie, per poi esser trasferiti chissà dove. Il problema è che tutto questo non dipende dai ricercatori dell’Università, ma da chi espressamente contesta il loro lavoro. Spieghiamo meglio: il 28, questo sabato insomma, si terrà una manifestazione, precisazione un Corteo per la liberazione dei Macachi, organizzata dalla LAV ed altre associazioni “di settore”.

Lo ammetto, sono perplesso: i Macachi di Modena sono nati all’interno dello stabulario (prima che la discutibile attuazione della legge europea sulla SA impedisse gli allevamenti di animali in territorio italiano – cosiddetta “Legge Green Hill“), ed è quello l’ambiente in cui sono cresciuti. “Liberarli” è alquanto improprio, sia come senso che come realtà, visto che per liberare qualcuno o qualcosa questi, precedentemente all’incarcerazione, doveva vivere in libertà: e non è proprio il caso dei Macachi in oggetto. Semmai, li si vuole estirpare dal luogo dove vivono, per portarli chissà dove. Affidarli mi auguro di no visto quello che è già successo, i macachi non sono beagle né animali domestici in genere: vivono in società gerarchiche (con una femmina alfa, per la gioia delle lettrici) e non sono rari i comportamenti aggressivi, specialmente dei maschi. Quale che sia la fine che farebbero una volta fuori dallo stabulario, due cose sono da notare: innanzitutto chi li “libera” commette reati non da poco (furto, appropriazione indebita, violazione di proprietà e via dicendo), ma soprattutto li estirpa dall’ambiente dove hanno vissuto dalla nascita. Per toglierci ogni dubbio, godetevi il video propagandistico:

sul quale mi evito troppi commenti, basta notare come le immagini dell’ultimo minuto siano di repertorio e decontestualizzate, mentre la musichetta romantico/triste che fa molto C’è posta per te è ormai un must.

Ma passiamo avanti: è ora di capire perché i Macachi sono a Modena nello stabulario, e non, ad esempio, a Gibilterra. La risposta è semplice: ricerca di base. Che non vuol dire “gioco a fare il Dottor Moreau”, ma piuttosto “studio dei fenomeni i cui meccanismi non sono ancora chiari, per osservarli, desumere teorie e per passare alla ricerca sul campo o applicata”. Nel video la ricercatrice, forse per scarsa confidenza, non esplica perfettamente cosa sia la ricerca di base, fatto sta che è, per definizione, il fondamento di ogni studio che voglia avere scientificità. Proprio la ricerca di base ha permesso di venire a conoscenza dei neuroni-specchio, e proprio sui macachi di cui sopra. E, nonostante questo, la risposta più in voga tra chi protesta è “impiantate gli elettrodi nel cervello dei vostri figli“.

Personalmente, lo farei, se fosse necessario. Per vari motivi: innanzitutto la procedura dell’impianto di elettrodi nel cervello non provoca dolore e sofferenza, al contrario di quello che si può sentire. Banalmente, noi percepiamo dolore tramite degli appositi recettori (nocicettori, per i più pignoli) assenti, guarda caso, nel cervello. I fori per gli elettrodi vengono praticati in anestesia, mentre lo studio avviene con l’animale sveglio; per forza di cose, aggiungo, se devi studiare la reazione dei neuroni questi devono essere attivi, e lo sono massimamente durante la veglia.

Ma la cosa che più mi convincerebbe è che quando la ricerca di base come quella condotta sui macachi di cui parliamo porta a risultati incredibili come quelli che potete leggere qui, ogni altro discorso è superfluo. Vedere una persona paralizzata dalla testa in giù riuscire a muovere la propria mano grazie ad un sistema di chip che si parte da elettrodi nel cervello è una conquista incredibile, vuol dire far tornare a vivere chi prima poteva solo sopravvivere. E per me, che giornalmente sono a contatto con persone la cui mobilità è praticamente nulla, sono traguardi che hanno del miracoloso: perché so quanto i soggetti e le loro famiglie vorrebbero poter beneficiare di ciò, e quanto d’aiuto sarebbe per far vivere loro un’esistenza il più normale possibile.

Lasciate i macachi dove sono, e lasciate che li studia possa continuare a farlo.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 26 Giugno 2014 su Il ballo del cervello

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In direzione dei 40, dopo una laurea in psicologia opero nel settore della disabilità. Controverso Magazine arriva per me nel momento giusto, dato che il mio ego necessitava di un contenitore ancora più ampio dei precedenti. Pertanto mi troverete qui a dialogare (ma anche a dilagare) sulle tematiche più disparate, che facilmente possono includere la ricerca scientifica, la divulgazione ed i complotti. Non disdegno questioni di attualità o argomenti più frivoli, che affronto comunque in modo quanto più possibile razionale e con quel filo di cinismo che mi rende lo zio alla lontana, un po’ stronzo ed egocentrico, che quasi tutti vorremmo avere.

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