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Caitlyn Jenner è una donna, non una santa.

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Quando Caitlyn Jenner – precedentemente conosciuta come Bruce Jenner, atleta olimpico e ingranaggio nella grande macchina mediatica dei Kardashian- ha annunciato la propria transizione da uomo a donna, ho sorriso.
Quando è stata aggredita e accusata di cercare pubblicità attraverso tale transizione, mi sono incazzata.
Quando poi si è deciso di premiarla come donna dell’anno, ho alzato gli occhi al cielo e sono passata oltre.

Caitlyn Jenner è un argomento terribilmente delicato, perché non dovrebbe essere un argomento in prima istanza.
Caitlyn Jenner è una persona. Una persona che come ogni altra ha – o dovrebbe avere – il pieno diritto di vivere la propria vita al pieno delle proprie facoltà, di essere chi si sente di essere e di non venir giudicata od oppressa per questo.

Donna non si nasce, si diventa.
– Caitlyn Jenner

Caitlyn Jenner ha avuto coraggio? Sicuramente. Puoi avere tutti i soldi del mondo, ma questo non ti renderà mai meno impegnativo dover guardare la tua famiglia negli occhi e spiegare come ciò che vedi allo specchio ogni giorno non sia tu, come questo renda atroce ogni respiro, e come tutto possa risultare una menzogna. Nel bene e nel male lei ha avuto il coraggio di non guardare solo sua moglie e i suoi figli – suoi quali potremmo discutere fino all’esaurimento, ma che comunque sono persone, e come tali hanno dei sentimenti che difficilmente possono essere messi a tacere con qualche frase di circostanza – ma anche tutti coloro che negli anni l’hanno seguita come atleta olimpico, prima, e come fenomeno da baraccone mediatico, poi.
Questo non è da tutti, e non tutti saremmo riusciti ad uscirne indenni, almeno fisicamente.

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Io non posso sapere cosa sia passato nella sua mente negli ultimi sessantasei anni, così come non posso sapere cosa passi nella mente di ogni omosessuale, transgender, bisessuale di questo pianeta.
Io sono sempre stata perfettamente a mio agio con la mia sessualità e con il mio genere. Sono – da questo punto di vista – terribilmente fortunata e non riuscirò mai completamente a mettermi ne panni di chi deve affrontare ogni giorno il giudizio di chi è convinto di detenere la verità sulla natura umana.
Io posso solo immaginare.

Certo, posso anche immaginare che Leelah Alcorn, la ragazza suicidatasi perché i genitori continuavano a volerla chiamare Joshua e a mandarla da qualsiasi tipo di psicologo, medico o esorcista se la sia passata sicuramente peggio.

Posso immaginare che Vicky Thompson, morta a Leeds in una prigione maschile perché ancora legalmente uomo, avrebbe voluto avere la stessa copertura mediatica di Caitlyn Jenner. Forse l’opinione pubblica avrebbe costretto il giudice incaricato a non prendere con leggerezza il suo caso, e forse lei adesso sarebbe ancora viva.

Posso immaginare che i transgender che non hanno in media trentamila dollari da spendere per la riassegnazione sessuale facciano più fatica di Caitlyn Jenner a guardarsi allo specchio.

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Il costo della transizione da donna a uomo è più di $50.000, quello della transizione da uomo a donna varia tra i $7.000 e $24.000.

Posso immaginare che chi non può permettersi una grande siepe ed un cancello protetto da security muoia un po’ dentro ogni volta che legge insulti transfobici sulla propria casa, l’unico luogo in cui molte persone possono sentirsi davvero al sicuro.

Posso immaginare che il 41% dei transgender, cioè coloro che hanno tentato il suicidio, non se ne faccia nulla del premio donna dell’anno dato a Caitlyn Jenner.
Posso immaginare che una donna transgender su dodici, cioè la percentuale che ogni anno viene uccisa, farebbe carte false per avere il servizio di sicurezza privata di cui può godere Caitlyn Jenner.
Posso immaginare che l’80% degli studenti transessuali, cioè quelli che temono per la propria vita ogni volta che vanno a scuola, apprezzerebbero la guardia del corpo di Caitlyn Jenner, o quanto meno la possibilità di essere seguiti da una telecamera per capire che razza di vita debbano vivere.
Posso immaginare che il 50% delle donne transgender avrebbe voluto non essere violentata dal proprio partner, così come non lo vorrebbe Caitlyn Jenner.

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Così come posso immaginare che Caitlyn Jenner scherzasse quando ha dichiarato che la più grossa difficoltà dell’essere donna rispetto alla sua esistenza come Bruce Jenner  sia capire come vestirsi. Perché vorrebbe dire sputare su tutti quei transgender che ogni anno vengono uccisi, violentati, malmenati, derisi, evitati, emarginati o più semplicemente non riescono a vivere sopra la soglia di povertà.

La mia immaginazione però può arrivare solo fino ad un certo punto. Perché mai avrei immaginato che una donna transgender che è passata attraverso la graticola mediatica, che si è sentita dire che avrebbe dovuto riconsegnare le proprie medaglie olimpiche, che è stata insultata ed è stata aggredita in ogni modo in cui si possa insultare e aggredire una milionaria ben protetta, avrebbe voluto negare ad altri il diritto ad una vita serena, ad una vita al meglio delle proprie possibilità.

Caitlyn Jenner ha dichiarato che voterà comunque Repubblicano alle prossime elezioni. Indipendentemente dalla sua identità di genere, suppongo che si identifichi maggiormente come “disinformata”.

-Bette Midler, in un tweet

Perché è questo che Caitlyn Jenner ha deciso di fare quando ha dichiarato che alle prossime presidenziali statunitensi voterà ancora per il partito repubblicano.
Partito che accoglie tra le proprie fila bigotti, omofobi, intolleranti e razzisti come Mike Huckabee, candidato alle presidenziali 2016 che ha visitato Kim Davis in prigione – ve la ricordate Kim Davis? Quella che si è rifiutata di fare il proprio lavoro e rilasciare licenze matrimoniali alle coppie omosessuali? – definendola una paladina dei diritti civili e paragonando gli attivisti anti gay a nientepopodimeno che Martin Luther King.
Partito che ha tra i volti principali della corsa alle elezioni Ben Carson – il neurochirurgo che ha paragonato gli omosessuali ai gemelli siamesi, o che ha dichiarato che non andrebbe mai in bagno di fianco ad una persona transgender – e Donald Trump, che rifiuta di chiamare la nostra amata Caitlyn con il suo nome, ostinandosi a riferirsi a lei come Bruce e scatenando così l’alzata di scudi di parte della comunità LGBT.
Oppure possiamo citare Rick Santorum, candidato repubblicano alle presidenziali 2016, che è convinto che l’omosessualità possa essere curata e ha dichiarato che il prossimo presidente degli stati uniti dovrà proteggere la popolazione dal matrimonio omosessuale.

Per chi di loro voterai, Cat?

“Sono una tradizionalista”

Quindi ho smesso di immaginare, ho smesso di supporre e ho smesso di pararmi dietro al dubbio.
Nè io nè nessun altro potremo mai dire a Caitlyn Jenner che non ha il diritto di identificarsi come donna e di essere definita tale, perché nè io nè nessun altro deteniamo il primato della femminilità o l’autorità suprema per chiudere a qualcuno le porte del grande gineceo. Quindi ho trovato ridicole le reazioni di moltissime femministe che hanno dichiarato che Caitlyn Jenner non è una vera donna, o che non ha il diritto di definirsi tale perché non comprende le cause femministe.

Caitlyn Jenner, tu non capisci minimanente cosa significhi essere una donna. Vuoi essere una donna e stare con noi, quindi impara.
-Rose McGowan

Quindi per essere donna serve un patentino? Serve l’approvazione di almeno il 50%+1 della popolazione femminile? O si deve sostenere un esame?
Bisogna essere accettate da gente come Rose McGowan e dimostrarle di sapere cosa significhi essere donna? Perché non è che sono troppo sicura di saperlo fare, mi toglierete il genere dalla carta d’identità?

Io non ho idea di cosa voglia dire davvero essere donna, non ho idea di cosa voglia dire essere uomo, non ho idea di cosa voglia dire essere transgender. Però so cosa voglia dire essere una persona.
E Caitlyn Jenner è una persona.
Una persona un po’ di merda.

 

 

 

 

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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