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Digitale o su carta, un libro è un libro.

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Da quando ho comprato un Kindle, ogni volta che mi trovo ad usarlo di fronte ad amici e conoscenti il leitmotiv delle conversazioni non si discosta mai molto da non è assolutamente come tenere tra le mani un libro e relative varianti.
Non importa che possa contenere almeno un migliaio di volumi in pochi centimetri di spazio, che i prezzi siano competitivi e che moltissimi titoli – specie i grandi classici –  possano essere reperiti gratuitamente (e sì, molto spesso legalmente): gli e-reader fanno ancora fatica a farsi apprezzare, almeno tra i feticisti dei libri, che nel proprio immaginario si sentono l’ultimo baluardo della cultura vecchio stampo in una società sempre più informatizzata, digitalizzata e tante altre parole che se contrapposte alla cara vecchia carta stampata ai loro occhi dovrebbero sempre fare una pessima figura.

Ogni volta che qualcuno mi fa un discorso del genere me lo immagino in vestaglia davanti a un camino mentre – ovviamente fumando una pipa – rilegge a lume di  candela una prima edizione de Le lettere di Jacopo Ortis. Altrimenti non si spiegherebbe questa avversione per il digitale. Un libro è un libro no? Leggere è un piacere, e cosa c’è di male nel facilitarsi la fruizione di questo piacere? Siamo o non siamo il paese della cultura?

A dire il vero no.

A dire il vero nella classifica dei lettori mondiali siamo molto, molto indietro. Addirittura negli Stati Uniti si legge più che da noi. Presente quelli che guardiamo dall’alto del nostro complesso d’inferiorità ogni volta che vediamo i loro parchi di divertimento, i loro grattacieli e i loro film multimilionari rispondendo con beh, noi abbiamo la cultura?
Beh, loro leggono più di noi. Poco eh, ma comunque di più.

In Italia infatti i dati sulla lettura pubblicati qualche mese fa dall’Istat sono preoccupanti.
Secondo l’istituto nazionale di statistica infatti nel 2014 il 58,6% di italiani di età maggiore di sei anni non ha nemmeno preso in mano un libro se non per motivi di studio o professionali.
In sostanza più della metà della popolazione italiana in grado di leggere, non lo fa.
Non è che lo fa poco eh, non lo fa proprio.

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Beh – direte voi – è una percentuale un po’ altina. Ma noi lettori siamo gente da tutto o niente. Sicuramente bastiamo noi  41,4% ad alzare di netto la media dei libri letti dagli italiani. 

E anche qui vi sbagliate.

Tra le persone che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno infatti, il 45% ne ha aperti massimo tre – e, piccola nota personale, potrei scommettere che molti di loro considerano libri quelli di Fabio Volo, ma non stiamo qui a sindacare – mentre soltanto il 14,3% dei lettori è considerato un lettore forte, ossia una persona che legga almeno un libro al mese.

Ovviamente questi dati sono dovuti a molteplici fattori, e non sono qui a dirvi che se non leggete quanto me siete dei pigri che non meritano di avere voce in capitolo per quanto riguarda l’uso della tecnologia come supporto alla lettura. Ci sono divari sociali, geografici e spesso economici che determinano questi dati a mio avviso atroci.
Per esempio leggono libri il 66% dei ragazzi con entrambi i genitori lettori contro il 32% di chi ha genitori che non hanno questa passione e ancora una volta il divario tra Nord e Mezzogiorno si fa sentire, visto che al Sud meno di una persona su tre ha letto un libro nell’ultimo anno, ovvero il 29,4% della popolazione.

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No, prima che iniziate a prendere pietre e forconi, questa non è una tirata su come i terroni pigri leggano poco e ci abbassino la media. Questi sono dati statistici che evidenziano come le differenti possibilità di accesso ai libri influenzino le abitudini dei lettori sin da bambini, quando questa passione deve formarsi per poi essere mantenuta nell’età adulta. Perché se a un bambino non dai gli strumenti per scoprire che leggere è un’avventura meravigliosa ad ogni libro che apri, non diventerà mai un adulto che investe nella cultura, che va in libreria per il gusto di farlo e che preferisce comprarsi un libro piuttosto che una maglietta.

Ma tutto questo cosa c’entra con gli e-reader, gli ebook e con il fatto che sia incredibilmente ottuso denigrarne l’uso in quanto assolutamente non danno la stessa esperienza di un libro? 

C’entra perché è grazie al mercato degli ebook che un ragazzo senza libri in casa può scoprire il piacere di leggere, che un bambino la cui biblioteca comunale ha chiuso per mancanza di fondi può viaggiare insieme a Gulliver e capire perché Cosimo di Rondò se ne è stato per gran parte della propria vita su un albero.
I dati statistici infatti dimostrano che i libri digitali stanno già iniziando ad infrangere le barriere territoriali che continuano a dividere  il nostro paese. L’accesso agli ebook è un fenomeno omogeneo, che oscilla dal 18,2% dell’Italia centrale per poi passare al 13,7% del Nord-est, sino al 14,7% del Sud e 13,8% delle isole.

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Beh allora lasciamo gli ebook ai casi disperati che non hanno mai avuto il piacere di tenere tra le mani un libro vero.

E anche qui fate una figura barbina amici, perché – sempre secondo l’istat – l’acquisto di libri digitali aumenta esponenzialmente in base alla quantità di libri che un individuo ha già in casa. Infatti la percentuale più alta di persone che hanno acquistato libri online è quella di coloro che hanno dichiarato di avere più di 200 volumi in casa. Quelli come voi insomma, i feticisti dei libri. Ovviamente aumenta anche in base alla quantità di libri letti nell’ultimo anno.

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E intendiamoci, prima di comprare un e-reader ero anche io così. Veleggiavo sull’onda dell’ideale romantico del lettore circondato da libri, complici troppe visioni de La Bella e la Bestia. Pensavo di essere l’unica in diritto di dirsi una vera amante dei libri e che si dovesse lottare per proteggere le loro fragili pagine dall’invasione informatica di coloro che volevano stuprarli, privarli della loro natura.

Ma in fondo qual è la vera natura di un libro? Quando uno scrittore mette in parole il frutto della propria fantasia, a cosa aspira? Ad essere un pezzo d’arredamento? Ad essere sfogliato, accarezzato e annusato dalle ragazzine tardo-romantiche che hanno visto troppe volte Il favoloso mondo di Amélie?
O forse il suo scopo è essere letto? In qualunque modo, con qualunque mezzo, su qualunque supporto?

Cosa cambierà se tra 100 anni le sorelle Bennet sospireranno per i loro amori tragicomici su un file piuttosto che su qualche centinaio di pagine? Cosa cambierà a un bambino siciliano –  a cui i genitori regalano iPad e computer senza pensare che forse gli farebbe meglio qualche libro – se scoprirà che Harry Potter è un mago leggendolo dal proprio tablet invece che da un libro?

Il punto è che staranno leggendo. Alzeranno questa tristissima media, specchio di un paese che si è dimenticato delle grandi storie che la propria letteratura ha prodotto. Scopriranno nuovi mondi e apriranno la propria mente a tutte quelle possibilità che in un mondo in continua evoluzione possono diventare realtà.

Diventeranno – in sostanza – lettori. Non possessori di libri, non sfogliatori di pagine e non paladini della carta stampata.
Lettori.

Poi partendo da quello forse apprezzeranno l’idea di tenere in mano un libro, di regalarlo a qualcuno per il suo compleanno o più semplicemente di entrare in una libreria quando non si ha niente da fare e sfogliare pigramente tutti i titoli da leggere appena si avrà tempo. Forse addirittura aderirà a campagne meravigliose come quella di Ioleggoperché, volte a far apprezzare la lettura ai non lettori con esempi di vita vissuta, o letta in questo caso.
Ma questo è qualcosa che verrà dopo.

Quindi ogni volta che vedete qualcuno tirare fuori il proprio kindle sul treno, sull’autobus, in spiaggia o durante la pausa pranzo, non scandalizzatevi all’idea che non si sia portato dietro un libro, esultate piuttosto perché vi trovate di fronte a qualcuno con la passione per la lettura.

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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