Vegangraphic

Guardatevi dal vegano

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Da qualche tempo in rete, sui social e siti che promuovono un veganesimo becero ed intollerante, è comparsa questa bella cosa qui:

Senza titolo

Ora, la mia mamma dice sempre che io sono una persona che cerca sempre il buono in tutti, quindi voglio sperare che questo fosse solo uno scherzone, un gagliardissimo esercizio di satira.
Ma da che mondo è mondo la satira non può e non deve essere fine a se stessa. Deve suscitare una reazione, spingere alla riflessione, e così ho fatto.
A seguire quindi analizzeremo una figura profondamente controversa, che sta proliferando più delle nutrie del Po: il Testimone di Veoga.

***DISCLAIMER: SE SIETE INDIVIDUI CHE PER SCELTA PERSONALE NON MANGIANO CARNE/DERIVATI ANIMALI E NON SI VESTONO DI PELLE , NON STO PARLANDO DI VOI. SE VOLETE SCAGLIARVI CONTRO LA SOTTOSCRITTA PER DIRE CHE VEGANI E VEGETARIANI SONO DIVERSI, LO SO, NON SPRECATE GIGA SULLA VOSTRA CHIAVETTA TIM. SE VOLETE IL MIO INDIRIZZO PER RECAPITARMI L’ANTRACE CHIEDETE IN PRIVATO CHE CI TENGO ALLA PRIVACY***

Il testimone di Veoga non è un vegetariano o un vegano normale.
Lui non ha scelto consapevolmente e liberamente di rinunciare a ciò che offrono maiali, mucche, conigli, pecore e suppongo qualche cane nei ristoranti cinesi più convenienti. Lui ha ricevuto una chiamata divina. Babe gli è apparso in sogno investendolo dell’oneroso incarico di educare noi stronzi che ancora ci ostiniamo a praticare la barbara usanza della cottura al sangue.

Generalmente questo esemplare si distingue dalla massa perché gira rigorosamente in bicicletta (che ormai nelle metropoli fa anche figo) e per  i colori poco accesi del proprio abbigliamento, in tessuto rigorosamente ecobio non trattato chimicamente.
Pare che alcune case di produzione vegan friendly  richiedano un consenso scritto da parte della pecora prima della tosatura ed alleghino un filmato dell’animale che sorseggia una piña colada durante l’atto. Il più delle volte la maggior parte dei capi viene acquistata in negozi situati in aree pedonali, o al massimo in zona Porta Ticinese a Milano.

Se i commessi hanno un accento straniero è anche meglio. Ovviamente Zara ed H&M vanno bene ugualmente, ma che almeno gli acquisti si concentrino nel reparto TRF e Divided, che pur non garantendo l’ecosostenibilità dei tessuti, fanno tanto underground.
Saponi (per chi ne usa), cosmetici e prodotti per l’igiene personale possono essere trovati in erboristeria o al massimo da Lush, ma è fondamentale controllare sempre L’INCI (se qualche anima pia volesse spiegarmi cosa sia mi farebbe anche un favore, perché a me basta che la roba non mi faccia lo scalpo).
Da donna, ho istintivamente pensato a quanto sia complicato avere un qualche tipo di relazione con individui del genere.
Lasciando perdere l’odore  dell’individuo, io ho cercato di visualizzarmi un appuntamento medio che, secondo le mie previsioni consta dei seguenti punti:

  1. Cambio d’abito perché la minigonna vertiginosa non è adatta ad uscire con uno che ti viene a prendere con un tandem d’epoca.
  2. Cambio d’abito perché il vestito verde acido è stato chiaramente trattato chimicamente e non riesci proprio a trovare il duplicato del consenso scritto fatto firmare alla pecora.
  3. Pedalata per giusto una quarantina di minuti verso un ristorantino macrobiovegan dove fanno un hummus incredibile con ceci coltivati in casa.
  4. Discorso di un’ora e mezza su come la Vigorsol stia distruggendo il pianeta dopo che sei stata beccata a cercare di mangiucchiarne una per evitare l’alito all’aglio.
  5. Giro di sei gelaterie diverse per chiedere se abbiano il gelato alla soia per poi girarsi e marciare via con aria sdegnata alla risposta negativa.
  6. Fine serata a casa ad imbustare antrace da mandare alle grandi aziende alimentari che non hanno accettato di convertirsi al veganesimo e poi a nanna presto perché l’indomani si parte alle 5:00 per la manifestazione per i diritti delle cavie da laboratorio.

E se ve lo state chiedendo, sì, ho davvero provato a mangiare una vigorsol davanti ad un fondamentalista vegano e credo che stia cercando ancora adesso di capire se power point è eco friendly in modo da potermi fare una presentazione sulle diverse alternative alle gomme da masticare.

Ovviamente l’uso dei social network è fondamentale. La nuova Jihad si combatte tra commenti e condivisioni. La gente va educata, indirizzata verso l’unico stile di vita che valga la pena essere vissuto: quello eco sostenibile.
Bisogna far capire che è meglio adottare un panda a distanza piuttosto che un bambino, perché non si ha la certezza che il bambino sarebbe vegano e quindi si potrebbe finanziare la diabolica massoneria dei macellai.
Bisogna insegnare alle mamme a crescere figli vegan fin da piccoli, chi se ne frega se poi rischieranno di morire per denutrizione, almeno avremo salvato degli animali.

Torniamo così al concetto che mi preme far passare: Io ammiro chi con autonomia e presa di coscienza sceglie di ridurre il proprio consumo di carne all’osso (capita la battuta? Eh?) o di evitarla de tutto perché non se la sente di mettersi nello stomaco quello che fino a poco tempo prima era un tenero animale. Io personalmente dovrei essere ridotta a morire di fame per mangiare un cane, un gatto o un cavallo. Non cercherò mai di insegnare loro i principi dell’alimentazione: primo perché in merito ne so quanto Sara Tommasi sa di Dante e secondo perché ci sono fior di nutrizionisti che affermano che uno stile di vita vegano, seguito con criterio, non rischia di mettere in pericolo la salute di un adulto. Di un adulto, ripeto.

Quindi caro Testimone di Veoga:
Se decidi di non riuscire a sopportare l’idea di mangiare un animale buon per te, anche io per un po’ ho pensato che se fossi davvero coerente dovrei smetterla di abbottarmi di chianina, poi ho alzato le spalle e l’ho chiesta bene al sangue.
Se non vuoi sfruttare lo sforzo di una gallina e per te le uova sono potenziali feti o mestruazioni, buttale contro la macchina del tuo ex come fossero  palloncini pieni di placenta (che fa tanto splatter).
Io non cercherò mai di convincere te – vegano, vegetariano o hipster che cerca di amalgamarsi – ad andare all’all you can eat al Roadhouse, quindi pretendo che tu non mi aggredisca ad ogni boccone di bistecca che mangio.
Specie se con un rapido giro sulla tua bacheca si avrà davanti il seguente status: “IL PAPA MI HA ROTTO IL CAZZO, PERKÈ NON PUÒ LASCIARE ALLE DONNE IL DIRITTO DI SCELTA DEL PROPRIO UTERO? SN KOSÌ PISSED”.
Capisci che qualcosa non quadra e mi provoca il desiderio di aprirti a forza la bocca ed intubarti con sangue di maiale fino a quando non inizi a recitarmi a memoria Carrie, sguardo di satana?

Che poi anche io preferirei adottare a distanza un panda piuttosto che un bambino. Ma è perché odio i bambini, non perché penso che i soldi che invio possano essere utilizzati per comprargli della carne, del latte, delle uova.
Perché poi quando l’ennesimo ragazzino viene ricoverato in ospedale per malnutrizione e saltano fuori i genitori vegani che si stupiscono dell’accaduto, tu ci fai una gran bella figura.

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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