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Il mio no al ddl Cirinnà

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In questi giorni LGBT Italia ha lanciato la campagna #CalendarizziAmo per manifestare il sostegno popolare al ddl Cirinnà, che da mesi è arenato in aula e rischia di rimanerci per la gioia di quei bravi ragazzi di Alfano e Formigoni.

Eppure, nonostante i principi e le intenzioni di questa iniziativa siano ammirevoli, non posso fare altro che dire che per me il ddl Cirinnà – così come si sta lentamente evolvendo – non s’ha da fare.

Prima di scandalizzarvi, urlare all’omofobia e prendere i vostri forconi arcobaleno però, provate a mettervi nei miei panni e in quelli di tutti quei membri della comunità LGBT che in questo periodo stanno esponendo le proprie rimostranze per questo disegno di legge.

Partiamo da un punto fondamentale: Il ddl Cirinnà non è un passo necessario per la nostra legislazione. È un’alternativa che guarda agli omosessuali come a cittadini di serie B, per i quali si deve inventare un’istituzione apposita pur di non estendere loro quella che a noi personcine normali è invece garantita. In sostanza li facciamo salire sul nostro autobus, ma con posti a loro riservati. Vi ricorda qualcosa?

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Ma il mio è un discorso di puro idealismo, che potrebbe anche essere messo da parte avendo a che fare con una proposta di legge che non sia un insulto alla mia intelligenza e a quella di tutte quelle persone che in Italia il ddl Cirinnà dovrebbe tutelare.

Ma andiamo con ordine

Era il 2013 quando i senatori Luigi Manconi e Paolo Corsini hanno presentato un disegno di legge che andasse a disciplinare le unioni civili, precisando l’assenza di distinzione tra coppie omosessuali ed eterosessuali. In sostanza quello che proponevano era una valida alternativa al matrimonio che avrebbe esteso a tutti i diritti civili di cui può godere una coppia sposata: adozioni, reversibilità della pensione, agevolazioni fiscali e legali.
Il disegno risulta ancora in trattazione al senato, ma al momento viene chiamato amorevolmente ddl Cirinnà, nonostante la combattiva senatrice del PD all’epoca non avesse posto alcuna firma sul disegno di legge. Lei è infatti stata nominata relatrice della proposta  a dicembre 2013, in quanto membro della commissione permanente di giustizia.

Il 2 luglio 2014 però, l’onorevole Cirinnà ha presentato una proposta di testo unificato che tenesse conto (per modo di dire) di tutti disegni di legge precedenti, compreso quindi quello di Manconi- Corsini. Nasce così la Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze, un ddl che – sempre usando la metafora degli autobus – piazza gli omosessuali su un pulmino per disabili mentre una deliziosa guida turistica racconta loro che stanno andando nella stessa direzione di tutti gli altri, quando invece verrano lasciati a bordo a tempo indeterminato. 

Ad ogni effetto, all’unione civile si applicano tutte le disposizioni di legge previste per il matrimonio, ad esclusione della disciplina di cui all’articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184.

– ddl Cirinnà, 2 luglio 2014

Le coppie di fatto previste dall’onorevole Cirinnà avrebbero potuto fare tutto, tranne che adottare bambini, cosa invece ammessa dalla proposta di legge Manconi-Corsini. Il contentino è stato però dato comunque, con l’introduzione delle Stepchild adoption, letteralmente adozione del figliastro. Un nome anglosassone per quello che altro non è che uno zuccherino che aiuta a mandar giù l’amara pillola.
Moltissimi infatti non hanno la minima idea di che cosa sia e cosa comporti questa pratica tanto chiacchierata (e contestata dagli arcibigotti dell’estrema destra che già a leggere il termine adozione hanno iniziato a schiumare recitando il rosario).
In sostanza chi sia incluso in un’unione civile potrebbe adottare legalmente il figlio del proprio partner, creando con esso un legame inscindibile e legittimato dalla legge. Questo sicuramente permetterebbe di facilitare la situazione dei figli di tutte quelle coppie omosessuali che risultano affidati e legati solo ad una delle due parti, ma come al solito nasconde la discriminazione:

l’adozione non è legittimante

Questo vuol dire che il legame creatosi sarebbe esclusivamente tra il genitore adottivo e il figlio, senza estendersi a tutti gli altri gradi di parentela esistenti nell’ordinamento italiano. Il bambino per esempio non avrebbe alcun tipo di rapporto giuridico con la nonna adottiva, alla quale non potrebbe essere affidato in caso di decesso di entrambi i genitori o dalla quale non potrebbe legalmente ereditare. Piccolezze forse, ma non ignorabili.

Nonostante questo la pratica della Stepchild adoption è comunque fortemente criticata e ha trovato una larga opposizione in sede di discussione, al punto che è molto probabile che verrà cassata o sostituita con l’affido. Affido che – ricordiamo – è per definizione temporaneo e limitato a determinati ambiti.

Il tutto a suon di emendamenti.

Emendamenti facilitati dalla modifica nella struttura della legge. Perché se il ddl datato 2 luglio 2014 affermava che le coppie omosessuali sono in tutto e per tutto equiparabili a quelle legate da matrimonio, il testo aggiornato a luglio 2015 è stato stravolto e – rimosso ogni riferimento al vincolo matrimoniale – prevede che vengano citati punto per punto gli istituti applicati ad esso.

All’unione civile tra persone dello stesso sesso si applicano gli articoli 143, 144, 145, 146, 147, 148, 342 bis, 342 ter, 417, 426 e 429 del codice civile.

ddl Cirinnà, 12 marzo 2015

Il che non solo tronca di netto la portata simbolica di questo istituto giuridico, ma scopre il fianco alla possibilità che un semplice emendamento possa togliere diritti fondamentali, praticando un’erosione non indifferente del disegno di legge. Questa possibilità la stanno già sfruttando glionorevoli Giovanardi, Malan, Formigoni e colleghi. Che imperterriti continuano a proporre emendamenti che precisino che mai si potrà equiparare una famiglia LGBT a quella tradizionale, che mai dovremo permettere l’ingresso della famigerata ideologia gender all’interno delle aule scolastiche (ora, posto che l’ideologia gender non esiste, mi spiegate che ci azzecca con il ddl Cirinnà?) o che mai questo aprirà la strada al tanto famigerato utero in affitto.

Nel nuovo disegno di legge sono stati anche proposte la soppressione o la modifica degli articoli che prevedono l’estensione alle coppie omosessuali unite civilmente dei diritti di successione, di reversibilità della pensione e di assistenza sanitaria.
E gli emendamenti sono in continuo aggiornamento, rischiando di peggiorare giorno per giorno una proposta di legge che già ora suona come una presa in giro.

Per quanto riguarda il riconoscimento dei matrimoni contratti all’estero, questa legge sarebbe poi un passo indietro. Annullerebbe i meravigliosi gesti simbolici fatti dai sindaci italiani, tra i quali Marino, Pisapia e il sindaco di Trieste Cosolino. Infatti come previsto dall’articolo 7, comma primo, punto b della proposta di legge, sotto questa norma rientreranno anche i casi di matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto all’estero.

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Quindi mi perdonino gli attivisti di LGBT Italia, ai quali va e andrà sempre tutto il mio appoggio, ma io – pur apprezzando l’iniziativa e sapendo che piuttosto che niente è sempre meglio il compromesso – non ho intenzione di far passare l’idea che il ddl Cirinnà sia un punto d’arrivo per la battaglia LGBT, o che sia anche solo tollerabile vedere migliaia di italiani considerati cittadini ed umani di serie B. Non darò il mio sostegno ad una legge che non è altro che un invito nei confronti di tutti gli omosessuali ad adattarsi, perché prima di raggiungere la piena uguaglianza di diritti dovrà ancora passare parecchia acqua sotto i ponti.

Io non ci sto.

Il ddl Cirinnà – strutturato per come è ad oggi – non mi rappresenta. Non è altro che un bellissimo fiocco sullo sterco che ogni giorno viene gettato addosso a tutti i membri della comunità LGBT. Un fiocco che più passa il tempo più si disfa, si riforma e assomiglia sempre di più ad un cappio da mettersi volontariamente al collo. Una barzelletta.

Molti dicono di aspettare, che anche in altri paesi come l’Inghilterra si è passati da queste tappe per poi arrivare alla totale uguaglianza.
A loro rispondo che – appunto – in altri paesi si è arrivati ad avere la totale uguaglianza nel 2015, e non vedo perché noi dovremmo accontentarci dei residui di democrazia smessi dai nostri cugini d’oltrefrontiera.
È un piccolo passo avanti, degno di essere considerato? Certo.
Ma dalla nostra abbiamo la capacità di non accontentarci, la capacità di chiedere con un’unica voce che gli esseri umani siano considerati tutti uguali, e con uguali diritti e doveri. Dalla nostra abbiamo ancora la possibilità di sperare che quello che verrà approvato in aula non sia l’ennesimo brutto scherzo, l’ennesimo velo da stendere su una situazione ormai insostenibile.
Il Ddl Cirinnà è sicuramente qualcosa, ma ora come ora sta diventando sempre di più qualcosa di assolutamente ridicolo se equiparato a ciò che potrei ottenere io se domani decidessi di scegliere un uomo a caso e firmare con lui qualche documento.

Non volete chiamarlo matrimonio perché altrimenti il papa pianterebbe i piedini? Chiamatelo Alfredo, ma almeno non abbiate il cattivo gusto di far passare per cioccolata ciò che cioccolata non è.

 

 

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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