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La falsa differenza tra laicità e laicismo tanto amata dai cattolici

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Negli ultimi anni in giro per il mondo – ma come al solito in Italia il tutto è amplificato e portato all’estremo – sta spopolando l’uso del termine laicismo per indicare – in maniera palesemente dispregiativa – un atteggiamento negativo e vessatorio da parte di stato e popolazione nei confonti della chiesa.
Esso sarebbe contrapposto alla laicità, cioè la distinzione tra potere secolare e divino ma con aiuti e rapporti costanti tra le due parti.
In sostanza lo stato laico è il bravo stato che pur separandosi dalla chiesa la aiuta e spesso ne predilige una sulle altre  – nel nostro caso quella cattolica – mentre lo stato laicista è quello che vuole tappare la bocca ai preti e fare in modo che tornino a nascondersi nelle catacombe. Questo almeno è quello che vanno raccontando in giro le autorità clericali. Da Giovanni Paolo XXIII – ai suoi tempi – a quel mattacchione del Cardinale Ruini.

Senza dimenticarci il caro e vecchio Benedetto XVI che nel novembre 2005, rivolgendosi al Parlamento italiano – a proposito di stato brutto e cattivo che vuole chiudere la bocca all’autorità religiosa – ha dichiarato: “La Chiesa, in Italia e in ogni paese non intende rivendicare per sé nessun privilegio, ma soltanto avere la possibilità di adempiere la propria missione, nel rispetto della legittima laicità dello Stato. La laicità, se ben intesa, non è in contrasto con il messaggio cristiano, ma piuttosto ad esso debitrice, come ben sanno gli studiosi della storia delle civiltà”.
Nel 2006, in caso il messaggio non fosse stato sufficientemente chiaro, l’allora Papa ha aggiunto: “Poiché l’Occidente è in preda a una nuova ondata di illuminismo e laicismo, il cattolicesimo italiano deve essere da esempio alle altre nazioni come segno di una Chiesa forza mite a cui spetta un ruolo guida nel cammino della nazione italiana“.

Il fondamentalismo e l’ostilità contro i credenti pregiudicano la laicità positiva degli Stati
– Papa Benedetto XVI

Ma che cos’è la legittima laicità dello Stato? A cosa si riferiscono il Papa e la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) quando auspica una laicità positiva?

Per riuscire ad interpretare le parole dei militanti ecclesiastici bisogna capire che storicamente sono stati individuati tre tipi di laicità che lo stato può adottare:

  1. Positiva: cioè favorendo la religione in generale o una in particolare (come per esempio avviene con quella cattolica in Italia) e quindi finendo per discriminare inevitabilmente le altre
  2. Neutrale: cioè dichiarandosi religiosamente incompetente e riconoscendo tutte le religioni senza pur privilegiarne alcuna, come per esempio accade in Francia
  3. Negativa: cioè sfavorendo tutte le religioni o una in particolare, negandole i diritti oppure discriminandola. Come accade nel Laos con la minoranza cristiana.
Ovviamente salta all’occhio di chiunque che la via più corretta per una reale laicità dello stato – garante della libertà di culto, ogni culto – sia quella neutrale, cioè quella che non privilegiando nessuno, non discrimina nessuno. La libertà religiosa infatti deve essere vista da uno stato laico come l’espressione di una più ampia democrazia culturale che non ufficializzi nessun tipo di dogma, nemmeno quello più diffuso come per esempio il cattolicesimo in Italia.
E a dirlo non sono io, agnostica anticlericale, ma la Chiesa Valdese (dal 1975 unita in Italia a quella Metodista nell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi). Paradossalmente per via di questa posizione i Valdesi potrebbero essere considerati dei maledetti laicisti dai bravi cattolici desiderosi di una laicità legittima positiva, che presentata in questo modo andrebbe a contrapporsi agli altri due tipi di laicità (neutrale e negativa), considerati di conseguenza sbagliati e deleteri. Sarà forse per questo che sino a poco più di cent’anni fa i Valdesi sono stati violentemente perseguitati dalla Chiesa Cattolica , arrivando addirittura alla cosiddetta Caccia al Valdese?
Un maledetto laicista è Don Franco Barbero – dimesso nel 2003 dallo stato clericale da parte di papa Giovanni Paolo XXIII – che da anni si batte per la laicità dello stato.
E sapete chi altro era un maledetto laicista? Gesù. Quello che oltre a incitare i religiosi a vendere tutti i propri averi e dare i soldi in beneficienza, oltre a incitare all’accettazione e al perdono, oltre a parlare di carità e di chi è senza peccato scagli la prima pietra, ha sempre ribadito che il suo regno non era terreno, ma quello dei cieli. E – pur denigrando l’attività degli esattori –  quando gli ebrei gli chiesero se dovessero pagare o meno le tasse all’impero romano, rispose: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, intendendo che pur considerandosi lui il re dei cieli non avrebbe contestato il potere secolare dei romani.
Mi chiedo cosa risponderebbe la CEI a Gesù.

Così, lentamente – ma non troppo –  e inesorabilmente la distinzione tra laicità (o laicità positiva) e laicismo è diventata lapalissiana per i cattolici ferventi, andando così a scusare le continue ingerenze religiose nello stato, persino quelle non giustificate dai chiacchieratissimi Patti Lateranensi, dei quali potremmo discutere in eterno ma che – essendo parte del nostro sistema legale – non possiamo ignorare.
Secondo il Vaticano infatti l’Italia è un paese laico – cioè che ammette le proprie radici cristiane in quanto portatrici di morale pur non escludendo la possibilità di professare anche altre fedi, se ci si riesce  – a differenza della Francia, che invece viene accusata di aver ceduto alle pressioni laiciste nel corso dei secoli, a partire dall’illuminismo.

Il laicismo che è in corso è peggiore del nazismo e del comunismo che, con altri mezzi, ebbero gli stessi fini
-Il Giornale, L’invasione barbarica del laicismo

Peccato che questa distinzione lessicale – esclusivamente religiosa – sia smentita da nientepopodimeno  che dai dizionari stessi, oltre che dai principi del liberalismo.
Consultando infatti i più diffusi vocabolari italiani si potrà vedere che con il termine laicità si intende “l’estraneità rispetto alle gerarchie ecclesiastiche o alle confessioni religiose” mentre con laicismo “l’atteggiamento che propugna l’indipendenza e l’autonomia dello stato nei confronti della chiesa, sul piano politico, civile, culturale”.
Certo, è vero che esiste una definizione di laicità che con il tempo è divenuta di pura accezione religiosa – persona che pur essendo fedele e battezzata non rientra in alcuna gerarchia clericale – ma questo cosa dovrebbe avere a che fare con il dibattito sulla distinzione tra laicità e laicismo? lessicalmente e politicamente i due termini sono considerati in tutto e per tutto sinonimi. A differenziarli – dando ad uno dei due una connotazione puramente negativa, aggressiva e vessatoria – è solo l’artificio retorico di chi vorrebbe distinguere una giusta laicità e una sbagliata.
E ovviamente sta al clero decidere in che modo lo stato debba gestire la propria laicità, giusto? È proprio così che si rispetta la distinzione tra stato e chiesa. Quella stessa distinzione che – dopo i patti lateranensi –  nel 1984 è stata barattata con i finanziamenti tanto cari ai cattolici.

Un’altra obiezione da parte dei prelati è che  il laicismo sfocerebbe in un antidemocratico anticlericalismoE anche qui, qualcuno dovrebbe andare in Vaticano e organizzare una bella lezione di semantica.

anticlericalismo
an·ti·cle·ri·ca·lì·smo/
sostantivo maschile
1 Opposizione all’ingerenza del potere ecclesiastico nella vita politica, sociale e culturale di un paese.

l’anticlericalismo, checché ne dicano, altro non è che la difesa della laicità dello stato quando essa viene minacciata. Essere anticlericali non significa tappare la bocca ai preti impedendo loro di esprimersi, non significa stuprare le vecchiette che escono dalla messa e non significa progettare attentati al papa perché che schifo il clero.
Ha un significato, e forse sarebbe ora di impararlo prima di utilizzarlo ad mentula canis. 

E sì, io sono anticlericale. Così come la maggior parte delle persone che ogni giorno vedono minacciata – anche se per dire che è minacciata bisognerebbe prima vederla applicata –  la laicità dello stato italiano.

Sono anticlericale perché è ancora aperta la ferita dei referendum del 2005, avviato grazie agli sforzi dell’associazione Luca Coscioni – un’associazione laica, o laicista come piace chiamarla ai ferventi cattolici –  che chiedeva l’abrogazione delle leggi sulla fecondazione assistita e la ricerca sugli embrioni, che ancora oggi frenano la ricerca scientifica in Italia. Referendum andato in fumo grazie agli appelli del Papa e delle associazioni religiose perché la gente non andasse a votare in modo da non raggiungere il quorum.

Sono anticlericale perché per far piacere ai cattolici non si parla nemmeno di una legge sull’eutanasia e il suicidio assistito, portando a casi a casi come quello di Piergiorgio Welby e del suo medico, assolto dall’accusa di omicidio del consenziente per dei puri cavilli burocratici.

Sono anticlericale perché la Chiesa Cattolica vuole farsi unica depositaria della morale privata e pubblica, del concetto di famiglia e del concetto di matrimonio, come ben dimostrato dall’ultimo Family Day.

Sono anticlericale perché non abbiamo ancora una legge contro l’omofobia perché lederebbe la libertà di espressione di cani travestiti da bigotti.

Sono anticlericale perché se domani dovesse servirmi un aborto potrei dovermi trovare ad ascoltare le preghiere di un gruppo di stronzi fuori dalla finestra di un ospedale, durante l’interruzione della mia gravidanza.

Sono anticlericale perché chiese quante ne vogliamo, ma moschee no perché vengono a conquistarci. 

Sono anticlericale perché ormai sono i preti a decidere cosa i bambini possono o non possono leggere a scuola.

Sono anticlericale perché devono ancora spiegarmi come mai le scuole paritarie religiose non debbano pagare le tasse sugli immobili ma quelle paritarie laiche sì.

Sono anticlericale perché la mia dignità di agnostica, quella di un ateo, di un ebreo o di un musulmano non valgono ancora quanto quella di un cittadini cattolico.

Sono anticlericale perché sono stanca di farmi dire che volere uno stato davvero laico – o laicista come lo definirebbe il Papa, sì anche questo Papa che a tutti piace tanto – significhi discriminare i cittadini cattolici, come se fossero una minoranza da proteggere dalle angherie di uno stato canaglia.

Sono anticlericale, sì. E allo stesso tempo so che la colpa non è dei preti, dei cardinali, delle guardie svizzere, della CEI o del Papa. Loro fanno il loro mestiere. Tirano acqua al proprio mulino così come io la tirerei al mio.
La colpa è di coloro che il mulino dovrebbero gestirlo, senza ingerenze e senza favoritismi.
Una classe politica che forse dovrebbe passare più tempo a leggere la Carta dei Diritti dell’Uomo piuttosto che le encicliche, visto che le lacune le dimostra chiaramente solo sulla prima.

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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