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La festa della mamma è sessista, ma dirlo è ancora un tabù.

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La festa della mamma da più di cent’anni celebra un lavoro non retribuito che volenti o nolenti, femminismo o non femminismo, in gran parte del globo continua ad essere considerato prerogativa femminile.
Oggi è la data in cui i figli inseguono le proprie madri dopo 364 giorni di silenzi per onorarle con un selfie, in cui le bacheche di ogni personaggio noto si riempiono di foto vecchie di vent’anni che inneggiano alle donne che li hanno resi le persone che sono e in cui Adinolfi si sveglia con addosso la carica del caffè e l’energia del cioccolato necessarie a sputare sentenze su bambini senza madre perché cresciuti da due uomini e su madri che non possono festeggiare questa magnifica giornata perché hanno affittato il proprio utero su Airbnb.

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E come ogni anno si perpetuano due stereotipi che ricacciano indietro anni di battaglie antisessiste – perché femministe ultimamente è considerata una parolaccia – nell’arco di sole 24 ore:

  1. Che sia la mamma che ti trova i vestiti in casa, che ti prepara la colazione, che ti consola se il fidanzatino ti ha lasciata, che ti consiglia cosa mettere e ti pettina i capelli finché non sei in grado di farlo da sola e che ti fa trovare lenzuola fresche quando torni a casa. La mamma, una donna.
  2. Che l’amore materno sia un diritto assoluto e indiscutibile, di cui non è possibile fare a meno. Perché nell’amore di una madre si nasconde il nostro destino. Una sola donna che nella vita di ognuno dovrebbe essere primo e ultimo punto di riferimento, perché con lei dovremmo avere un legame indissolubile, senza il quale ci sentiremmo persi.

Stereotipi che per anni, e tuttora pur se nettamente in calo, hanno influito anche su migliaia di battaglie legali di custodia post divorzio.  Infatti a meno che non si riesca a stabilire un evidente squilibrio da parte della madre, i figli le vengono generalmente affidati senza davvero chiedersi quale dei due genitori sia il più indicato per la crescita di un bambino.

Eppure esistono madri che uccidono, che non amano, e che se lo fanno schiacciano i propri figli con un affetto distorto, che nella maggior parte dei casi creano danni irreparabili alla psiche degli individui che sono stati loro affidati dalla società, da un giudice o semplicemente da un nucleo famigliare che vede in lei la risorsa di amore e certezze, mentre nel padre una figura a cui aspirare, un modello di vita la cui sola presenza è un dono sufficiente, perché non scontata. Perché la madre è una figura fondamentale per un quale motivo insito nel nostro DNA? No, semplicemente perché la formazione affettiva, emotiva e intellettuale del bambino le viene affidata senza grandi pensieri, eleggendola a custode di un’altra persona. Perché l’ha portata nove mesi nel proprio ventre? Perché ha due tette e una vagina? Sono davvero motivi sufficienti per decidere che è fondamentale il ruolo di una madre – qualsiasi tipo di madre – nella crescita di un bambino?

Non tutte le madri hanno il talento di trasformare la vita dei figli in percorsi di felicità.
– Annamaria Bernardini De Pace

Le statistiche raccontano che sono più donne ad uccidere i propri figli che gli uomini. Ma la psicologia insegna che entrambi i sessi possono arrivare a un gesto così estremo. Quindi non sarà forse che la società non è ancora riuscita a raggiungere un livello totale di parità, nel bene e nel male, tra due sessi che ancora si contendono ruoli appartenenti ad epoche ormai passate? Se forse si riflettesse di più prima di mollare un bambino tra le braccia di una donna piuttosto che di un uomo – ciao Mariolino, sto parlando anche con te. Non ci siamo dimenticati dei tuoi deliri in stile voglio la mamma – queste statistiche potrebbero calare? Potremmo liberarci di vignette inneggianti a madri che stirano, lavano e ci fanno trovare la colazione costantemente pronta e padri che…esistono e si fanno semplicemente trovare quando c’è bisogno?

E ancora: le madri che non cucinano, non consolano, non vestono, non pettinano e non riescono a trovare niente in casa perché non ricordano nemmeno dove hanno infilato la testa oggi che simpatica vignetta potrebbero vedersi dedicata dai propri figli? Le madri che li mollano ad asilo e doposcuola – o dai nonni – per poter inseguire la propria carriera senza farsi trovare all’ora di pranzo creano danni irreparabili?

Quelli di madre e di padre sono ruoli che credo si possa comprendere solo nel momento in cui ti ritrovi a viverli, a guardare un bambino con la consapevolezza che il suo benessere dipende da te. E sono ruoli che non è la natura a dettare, nè una stringa di DNA.
Che si abbia un legame di sangue o meno, è un ruolo che ti si infila nel cuore, e che non parte da un sesso, ma da una scelta consapevole e responsabile, che non può essere presa alla leggera nè imposta dalla pressione sociale su stereotipi che continuano ad essere lì, non detti, ma che aleggiano nell’aria per tutto l’anno, concretizzandosi in feste che ce li sbattono in faccia. E che forse, se ignorati, garantirebbero meno infelicità per chiunque, che sia padre, madre o figlio.

E quando ce ne renderemo conto non sarà mai troppo presto.

 

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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