This Nov. 18, 2013 photo shows actor-comedian Bill Cosby in New York. NBC is confirming that Cosby is developing a possible new sitcom he would star in. The deal brings the 76-year-old entertainer together with a writing staff to create a script for a comedy that casts Cosby as the patriarch of a multigenerational family.

La Rape Culture dietro al Caso Bill Cosby

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Per il grande pubblico la storia è iniziata ad Ottobre, quando il comico Hannibal Buress ha chiamato stupratore Bill Cosby, parlando di come il pubblico e il mondo dello spettacolo osannino l’attore nonostante la verità possa essere trovata tranquillamente su google con un paio di click.

Quando uscite di qui googlate “Bill Cosby Rape”, non è divertente. Quella merda ha più risultati di Hannibal Buress.

Hannibal Buress

No, non è divertente. Chiunque abbia seguito il consiglio di Buress quella notte si è infatti trovato davanti ad una storia dalla quale è difficile riemergere senza sentirsi a propria volta sporchi, o quantomeno turbati. Perché non sarebbero servite grandi menti investigative per scoprire che nel corso degli anni oltre quaranta donne hanno accusato il comico americano di averle drogate per successivamente abusare di loro. Quaranta donne per un periodo di tempo che va dal 1965 al 2008.

Ma andiamo un attimo a vedere i fatti.

La prima a farsi avanti è stata un’attrice di vent’anni, Lachele Covington, che nel 2000 ha dichiarato che Cosby l’aveva molestata, accusa che poi è caduta nel vuoto per assenza di prove e testimoni attendibili.

Nel 2004 è stato il turno di Andrea Constand – ex membro della squadra di basket femminile della Temple University, Alma Mater di Bill Cosby, alla quale ha negli anni donato parecchi fondi – che ha accusato il comico americano di averla drogata e aver successivamente abusato di lei. Anche in questo caso la procura non è andata oltre le indagini preliminari, affermando che non esistevano prove sufficienti e testimonianze attendibili.
Non potendo contare sul procedimento penale a carico di Cosby, la donna ha intentato contro l’attore una causa civile, portando a sostegno delle proprie parole le testimonianze di tredici donne.
Tredici donne che tuttavia in aula non sono mai state ascoltate, perché la causa è stata chiusa fuori dal tribunale nel giro di un anno con il pagamento da parte di Cosby di una cifra imprecisata.
Due di loro però non ci sono state, e si sono fatte avanti. Tamara Green e Beth Ferrier hanno dichiarato che l’attore le ha drogate e violentate rispettivamente nel 1970 e nel 1984, ma le loro parole si sono perse nella prescrizione del reato e nel vento dell’ottima reputazione di Cosby

A loro si sono aggiunte: Barbara Bowman, Joan Tarshish, Linda Joy Traitz, Janice Dickinson, Therese Serignese, Renita Chaney Hill, Carla Ferrigno, Louisa Moritz, Andrea Leslie, Kristina Ruehli, Victoria Valentino, Joyce Emmons, Jewel Allison e  Beverly Johnson.

Sicuramente tutte donne in cerca di fama.

È questo il pensiero della persona media nel leggere tutti questi nomi, e forse anche il pensiero di chi sta leggendo questo articolo. Aspiranti attrici, modelle ansiose di far conoscere il proprio nome, donne che vogliono sfruttare le disgrazie di un attore famoso. Probabilmente è vero che hanno fatto sesso con lui, e quando lui non le ha aiutate a diventare famose hanno deciso di vendicarsi.

È a causa di reazioni come queste che quasi nessuna di queste donne ha portato le proprie accuse in tribunale: era troppo tardi. La giurisprudenza concede un periodo di tempo limitato – nella maggior parte dei casi due anni – per intentare un’accusa di stupro.  Giustissimo, diranno molti. eppure ci sono numerosi fattori di cui quei molti non sembrano tenere conto.
Quando ti trovi ad accusare una persona con una reputazione limpida, amata da tutto il mondo e con amici del calibro di Whoopi Goldberg pronti a difenderla a spada tratta, ti senti sola, già sconfitta. L’unico a cui venga dato il beneficio del dubbio è l’accusato, mentre la parte lesa deve fare i conti con l’idea di essere definita bugiarda, un’amante respinta, un’attricetta in cerca di fama o più semplicemente una puttana.
Una nuova forma di Slut-Shaming che ha fatto chiudere gli occhi a tutti, che ha spinto tutti i giornali ad usare con estrema cautela la parola stupro accostandola a Cosby, anche solo per spiegare di che cosa fosse stato accusato.

E poi tutto è finito nel dimenticatoio fino ad ottobre, quando la storia è tornata alla ribalta grazie alle parole di Hannibal Buress. E ancora nessuno nell’industria dello spettacolo o tra i media ha avuto il coraggio di farsi avanti per dire non tanto che l’attore fosse effettivamente colpevole, quanto piuttosto che fosse possibile. Che non fosse assolutamente impensabile che uno come lui potesse essere il carnefice in questo caso, e non la vittima.
Questo almeno sino a quando l’Associated Press non ha ottenuto che il tribunale rilasciasse le trascrizioni della causa tra Andrea Constad e Bill Cosby.

– Quando ha ottenuto il Metaqualone, sapeva che l’avrebbe usato per fare sesso con giovani donne?
– Sì

dal verbale della deposizione di Bill Cosby

È stato solo con queste indiscrezioni, indiscrezioni che il legale dell’attore ha cercato sino all’ultimo di non far trapelare adducendo come motivazione il fatto che avrebbero intaccato la reputazione del suo cliente, che il pubblico e la società Hollywoodiana hanno iniziato a prendere le distanze dal papà dei Robinson.
La scorsa settimana – in seguito ad una petizione online – Disneyworld ha rimosso il busto di bronzo raffigurante la star, la sua agenzia pubblicitaria ha dichiarato che è da tempo che non si occupa più della sua immagine e Judd Apatow, un noto produttore, ha incitato Hollywood a contannare pubblicamente questa storia.
Il tutto negli ultimi giorni.
La sua stella sulla Walk of fame invece resta, in quanto un riconoscimento puramente professionale, come deciso dalla Camera di commercio che si occupa di queste diatribe.

Controverso-magazine-Cosbyrape-2
Qualcuno ha deciso di esprimere la propria opinione scrivendo “stupratore” sulla stella di Bill Cosby.

Il tutto perché lui ha confessato. O meglio, sono emerse delle dichiarazioni private che lasciano poco spazio ai dubbi, nonostante tutt’ora l’attore si rifiuti di commentare e la moglie nelle proprie dichiarazioni asserisca che è a conoscenza dei tradimenti del marito, ma che questo non significhi che abbia mai stuprato qualcuno e che i rapporti erano tutti consensuali.

C’è stato bisogno dell’ammissione di colpevolezza per anche solo sospettare che questa colpevolezza fosse reale. Ancora adesso i giornali tentennano nell’usare la parola stupro associata alle accuse rivolte a Cosby. Si parla di scandalo sessuale, non di stupro. Così come è stato per le accuse di stupro rivolte a Roman Polanski sino alla sua effettiva condanna. Polanksi che tutt’ora è osannato per il suo genio cinematografico con riconoscimenti internazionali, Polanksi che è fuggito dagli stati uniti per evitare una condanna per pedofilia e stupro che pende su di lui dal 1978. Polanski che ha evitato l’estradizione per un mero vizio di forma.
Polanksi che è difeso a spada tratta da tutta la cerchia di attori e registi suoi amici che – quando ha dovuto scontare alcuni mesi di arresti domiciliari in svizzera – hanno anche  firmato una petizione per opporsi all’arresto della star.

Quello che in una corte di tribunale è il sacrosanto innocente sino a prova contraria, è stato trasformato nella corte mediatica in un bugiarde sino a prova contraria a carico delle vittime. Tutte. Dall’avvocato Tamara Green alla supermodella  Beverly Johnson.  Tutte hanno dichiarato che erano terrorizzate all’idea di denunciare il grande e amato Bill Cosby. Avevano paura di essere definite bugiarde, puttane, donne in cerca di celebrità e che le loro parole non sarebbero state prese sul serio. Avevano paura che la gente si sarebbe chiesta perché avevano aspettato così tanto, perché una star come Cosby avrebbe avuto bisogno di drogarle per andare a letto con loro.

Che dire?
Avevano ragione. 

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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