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La realtà dei migranti in italia: privilegi e pretese

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Amina ha 34 anni, viene dalla Nigeria e vive in uno dei centri profughi di Roma.
È una migrante e sembra tenerci particolarmente a precisare questo termine perché – mi spiega con un inglese stentato – lei in Italia non ci vuole stare. Lei vuole andare in Francia, dove suo marito l’aspetta insieme a suo fratello.

Qui non mi trattano bene, mi danno maiale.

Sì, perché Amina fa parte di quel 50% di popolazione della Nigeria che aderisce alla fede musulmana, e come tale ha il divieto di mangiare maiale. Ha provato a rifiutare, a spiegare la sua situazione – mi racconta – ma in alternativa le è stata offerta della pasta, che lei non riesce a digerire.

Dopo qualche convenevole le chiedo come sia andato il suo viaggio e mi racconta di come ci abbia messo due mesi ad arrivare qui a Roma, attraversando quasi tutto il suo paese, il Niger e la Libia, per poi affidarsi a degli scafisti ed affrontare il viaggio della speranza in mare.  Ci sono stati momenti in cui ha creduto di morire – dice – ma Dio mi ha salvata facendo morire una donna cristiana e i suoi due figli che lo stavano facendo infuriare. Sono caduti in mare, e noi siamo arrivati sani e salvi.

Non si può che rimanere scioccati dalle sue parole così noncuranti per la vita di altri tre esseri umani che viaggiavano con lei, e allora le chiedo di pensare a cosa avrebbe provato se quella donna fosse stata sua sorella, o se quei bambini fossero stati i suoi figli.

Se mia sorella o i miei figli fossero cristiani la morte sarebbe una liberazione, per me e per loro.

Dopo una breve pausa per permetterle di pranzare con le altre donne della comunità – uomini e donne mangiano separati per motivi religiosi – il discorso cambia, e le chiedo come passi le sue giornate all’interno del centro di accoglienza.  Dorme, principalmente, e di tanto in tanto aiuta a pulire il centro di accoglienza dove vive da tre settimane.  Sente ogni giorno suo marito in Francia grazie alle ricariche fornite quotidianamente  dalla Cooperativa che gestisce il centro di accoglienza. Soltanto dieci euro al giorno, ma me li faccio bastare visto che non mi danno di più.
Quando le faccio notare che molti italiani non li spendono nemmeno dieci euro al giorno di telefono e che anzi, molti faticano ad avere quella cifra anche solo per il cibo si innervosisce e inizia a spiegarmi che è giusto che gli italiani paghino per ciò che usano, perché hanno un lavoro e una bella vita, mentre lei arriva dal niente e deve essere aiutata.

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Sono circa diecimila – tra migranti e richiedenti asilo – le persone che sono state stipate nei dintorni di Roma Tiburtina in tre diverse strutture di accoglienza. Il comune ha messo a disposizione due palazzine originariamente destinate ai cittadini romani con difficoltà economiche ma che con il nuovo piano di aiuti sono stare riconvertite a residenze per richiedenti asilo e migranti in stallo prima di ripartire per Germania, Francia, Belgio e Danimarca. Lo stesso piano di aiuti che prevede un accantonamento annuale di 30 milioni di euro per il sostentamento  e la gestione  degli extracomunitari sbarcati nel nostro paese.
Il denaro è stato ricevato riducendo i fondi per i servizi sociali dei municipi capitolini, ridotti a tre milioni di euro in totale, per una somma pari a 200.000 euro a muncipio.
Secondo Antonio Centa, assessore all’integrazione della giunta del sindaco Marino, i numeri nei prossimi anni potranno solo salire. È stata infatti appena istituita una commissione d’emergenza per far fronte ai continui flussi che si spostano verso la capitale e ai quali non si può far più fronte con i fondi stanziati dall’Europa. Fondi che presto verranno bloccati. A detta del ministro per l’immigrazione tedesco Johannes Reuchlin infatti l’Europa è uscita impoverita dagli accordi per risanare il debito greco, e non potrà per almeno altri tre anni sobbarcarsi i costi delle missioni umanitarie nel Mediterraneo. Certo, per ora sono solo parole, ma sappiamo tutti che peso abbia la Germania nelle dispute tra i paesi dell’Eurozona.
Il tutto a discapito di Spagna, Italia e – anche se in misura minore – Grecia e Francia. Quest’ultima ancora rifiuta di accogliere i migranti fermi a Ventimiglia, affermando di aver già superato la propria quota di profughi da accogliere, e che ora tocchi all’Italia farsene carico.

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Mappa dei principali flussi migratori per l’Europa

Nel frattempo nel belpaese chi ha deciso di ribellarsi e far sentire la propria voce di protesta è stato zittito. Sono infatti stati inviati degli avvisi di garanzia a dodici degli esponenti di Forza Nuova che una settimana fa a Treviso hanno recuperato dei beni di prima necessità destinati ai migranti per poi ridistribuirli alle famiglie bisognose della zona.
Ma le proteste non si fermano. Dalla Sicilia, a Roma, a Trieste alla Lombardia vengono organizzate sempre più proteste da cittadini stanchi di faticare ad arrivare a fine mese mentre le case originariamente destinate a loro vengono riconvertite a rifugi per i profughi.
O addirittura cittadini a cui vengono espropriate  le seconde case per far spazio a dei nuovi posti letto, a volte ammassando anche dodici persone per abitazione in modo da fare economia di spazio.

Ma la beffa non finisce qui.
In Sicilia infatti sono stati confiscati dalla prefettura due alberghi a quattro stelle, che sono stati poi forzatamente affidati a delle cooperative in modo che allestissero dei campi d’accoglienza d’emergenza direttamente sulle coste, in modo da velocizzare i processi delle missioni umanitarie.

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Come è possibile tutto questo? Come possono i nostri politici affamarci ed alzare sempre di più le tasse mentre centinaia di migliaia di persone vivono sulle nostre spalle? Come può succede tutto questo senza che nessuno lo denunci senza essere tacciato per xenofobo, razzista o intollerante?

Infatti non succede: ho inventato tutto.

Tutto ciò che avete letto è frutto della mia fantasia. Mi ci sono voluti circa trentacinque minuti a scriverlo. la foto di Amina in realtà è una foto che ho scattato in Honduras nel 2010, non ho idea di quale sia il nome della donna nè il tipo di confessione religiosa che segua. E ovviamente  – oltre alla sua identità – ho inventato anche le sue preferenze alimentari e le sue rimostranze in merito ai pasti.
Ai profughi non vengono dati dieci euro al giorno da spendere con i propri cellulari. Ai profughi non vengono proprio dati cellulari, bensì una tessera telefonica da quindici euro che dovrà bastare per tutto il soggiorno. Così come non vengono consegnati loro trenta euro al giorno, che è invece il corrispettivo che prendono i gestori delle strutture che volontariamente accettano di accoglierli.
Certo, c’è il caso delle cooperative truffaldine, ma questo è una falla del sistema, non un problema con il sistema stesso. Dovremmo punire chi sbaglia, non prendercela con chi viene sfruttato per fare denaro.
Ovviamente i numeri dei profughi in stallo a Roma li ho assolutamente inventati, gonfiati di proposito per suscitare l’indignazione del lettore.
E non esiste nessun assessorato all’integrazione e Antonio Centa è stato un attore italiano degli anni ’30, mai un politico.
Lo sapete chi altro non è un ministro? Johannes Reuchlin, filosofo del tredicesimo secolo che di Europa non ha mai sentito parliare, figuriamoci di debito greco e progetti umanitari nel Mediterraneo.
Ah, e ovviamente quei bravi ragazzi che a Treviso hanno incendiato i mobili destinati ai profughi e impedito che venisse consegnato loro il cibo sono ancora a piede libero, e anzi lo raccontano su Facebook.

E le case e gli alberghi espropriati agli italiani?
Sì, una palla anche questa.

In quanti leggendo si sono posti dei legittimi dubbi? In quanti hanno condiviso il mio post ancora prima di finire di leggerlo? Ma soprattutto in quanti vedendolo su qualche social network lo commenteranno senza nemmeno prendersi la briga di aprirlo?
Ecco spiegato perché i vari Salvini hanno un successo simile, perché la politica dell’odio e della paura in Italia la fa da padrona.
Non sono loro ad essere stronzi, siete voi che non vi sapete informare.

 

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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