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Ma voi la conoscete la legge sulla legittima difesa?

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In questi giorni su Facebook e su ogni canale televisivo spopola il dibattito su una legge che sembra aver spaccato a metà il paese: l’eccesso colposo di legittima difesa.
Tutti a quanto pare hanno un’opinione in merito, dalla casalinga che scrive in capslock su facebook agli ospiti di Barbara D’Urso.  Tutti sanno cosa avrebbero fatto se fossero stati nel pensionato che ha sparato uccidendo il ladro che si era introdotto nella sua abitazione, tutti scrivono status sentiti e carichi di pathos su quello che farebbero se qualcuno entrasse nella loro casa per minacciare la loro famiglia.
In genere il dialogo tra questi individui e chi cerca di far loro notare che la legge non è quella che pensano è questo:

–  La legge non dovrebbe punirmi se mi difendo da un ladro che minaccia di stuprarmi la figlia, uccidermi la moglie e farsi una collana con le mie orecchie.
–  Ma non è questo che dice la legg…
–  HO DETTO CHE LA LEGGE NON DOVREBBE PUNIRMI SE MI DIFENDO DA UNA BANDA DI MOTOCICLISTI CHE ENTRANO IN CASA MIA CON SPRANGHE E CATENE PER OFFRIRMI IN SACRIFICIO A SATANA.
– Ma la legge sulla legittima difesa dic…
–  GOVERNO FASCISTA.

Certo, questa è un’esagerazione – ma neanche troppo – e il più delle volte il tono delle discussioni è più basso. Eppure il punto rimane: forse prima ancora di lanciarci lanciarci sul dialogo in merito alla legge e a quanto essa possa o meno essere giusta, dovremmo fare un passo indietro ed informarci. Almeno un minimo: quel tanto che basta per impedire un dilagare di luoghi comuni spacciati per opinioni. Perché ricordiamo che un’opinione è tale solo se è basata sui fatti, altrimenti è e resta una stronzata, e per quanto mi batterò sempre il diritto ad esprimere un’opinione, sono piuttosto titubante se sia utile garantire a tutti il diritto di sparare idiozie.

Quindi: cosa dice la legge?

L’articolo 52 del codice penale italiano – quello sulla difesa legittima – afferma che chiunque sia costretto dalla necessità a difendersi da una minaccia immediata (Quindi non ipotetica o futura, la minaccia deve essere attuale) e reagisca in maniera proporzionale all’offesa non è perseguibile. Nel 2006 le maglie della proporzionalità citata dall’articolo 52 sono state allargate. Al seguito di una serie di furti e rapine violente infatti, è stato aggiunto il comma riguardante l’autotutela di un domicilio privato. Cosa significa questo? Significa che dal 2006 chi detenga legittimamente un’arma e la utilizzi per difendere la “propria o altrui incolumità” o “i beni propri e altrui”, a condizione che – ovviamente – ci sia pericolo di aggressione e il ladro non desista, non è condannabile.  In sostanza la modifica del 2006 ha reso molto più facile considerare proporzionata la legittima difesa, specie se – detta in maniera comprensibile all’utente di facebook medio – sei in casa tua, al lavoro, e la famosa banda di malviventi ti arriva in faccia chiedendoti di scegliere tra la borsa e la vita.

Ma chi decide se la difesa è proporzionata?

Lo decide una persona che si è fatta giusto 20 anni di studi ed un paio di concorsi per riuscire a ricoprire la propria carica: un giudice. Non lo decidono i carabinieri, non lo decide Matteo Salvini e non lo decide Barbara D’Urso. No, non lo decide nemmeno la sorella dell’amica di vostra cugina, quella a cui una volta sono entrati i ladri in casa e quindi è esperta in materia.
Lo decide un giudice. E so che è di tradizione perfettamente italiana sentirsi superiori a chiunque nel suo lavoro, ma dare per scontato che in tribunale siano tutti deficienti è quantomeno ingenuo. Il giudice ha gli strumenti tecnici per per valutare tutte le situazioni.  Il suo lavoro è esaminare caso per caso ed interpretare la legge secondo i dati  che gli sono stati forniti dagli inquirenti che sono obbligati ad indagare su ogni situazione che possa dare adito a dubbi.

Ma allora qual è il problema?

Il problema è che non sempre si può stabilire se la minaccia percepita fosse reale. Il pensionato che alcuni giorni fa ha sparato al ragazzo che gli è entrato in casa dopo esserselo trovato davanti ha agito entro i limiti stabiliti dalla legge? Il ragazzo era disarmato, rappresentava davvero una minaccia o essa era solo percepita? Il signor Sicignano aveva altre possibilità che non comportassero l’omicidio?
Questo starà al tribunale deciderlo, e indignarsi perché gli inquirenti hanno legittimamente intrapreso un’indagine in merito equivale a non aver capito come funziona il sistema. Quell’uomo non è stato condannato, quell’uomo non è finito in carcere. Cena ogni sera con la propria famiglia e si sveglia ogni mattina nel proprio letto. Nessuno l’ha privato dei suoi diritti.

Ciò che stanno facendo è cercare di accertarsi se la sua arma sia stata utilizzata in maniera legittima. Perché se così non fosse il suo sarebbe eccesso colposo, disciplinato dall’articolo 55 del codice penale. Un articolo che non è stato messo lì per proteggere i criminali, come vanno dicendo i vari politici che godono della vostra disinformazione, ma per essere certi che nessuno abusi di un diritto, e che le nostre strade e le nostre case non diventino teatro di una serie di casi di giustizia fai da te.

Vittorio Feltri, l’ex   direttore de Il Giornale la pensa diversamente. A quanto pare questa norma secondo lui è stata scritta da mentecatti e implica che nessuno possa avvalersi della legittima difesa. Insomma, secondo lui siamo tutti presi in ostaggio da uno stato che tutela i ladri lasciando soli i cittadini.
D’altronde in questi casi si agisce d’istinto! se hai una pistola, che fai? spari!

Ovvio che tu tremi di paura, non sei lucidissimo e non gli chiedi spiegazioni, ma allontani la minaccia come puoi, anche sparando
-Vittorio Feltri

Eppure il nostro codice parla chiaro: se c’è qualcuno che non può permettersi di agire d’istinto è proprio chi possiede un’arma. Un’arma non è un diritto umano, possederla non è garantito dalla carta internazionale dei diritti dell’uomo. Chiunque possegga legittimamente un’arma ne ha fatta richiesta e ha accettato le responsabilità che essa comporta. Tra queste responsabilità c’è il non agire d’istinto. L’avere la freddezza necessaria per analizzare una situazione ed evitare – dove possibile – di arrivare all’omicidio. Certo, qualcuno dovrebbe spiegarlo a quel simpaticone di Gianluca Buonanno, che oltre che tirare fuori una pistola durante un’infelice intervista per Skytg24, ha deciso di lanciare un’iniziativa per stanziare 250 euro a favore di chiunque si compri un’arma.

è meglio che il cimitero si riempia di delinquenti piuttosto che a pagare siano sempre i cittadini
– Gianluca Buonanno

E non fraintendetemi, nello scrivere questo articolo non sto pensando alla povera vita del ragazzo ucciso, alla sua famiglia o ai suoi amici. Era un ladro, sapeva a cosa andava incontro e difficilmente verserò lacrime sulla sua fine.

Io penso alla legge. Una legge che esiste per tutelare me, voi, il pensionato di Vaprio D’Adda e anche il ladro ucciso. Una legge che non è fatta dai vostri commenti su Facebook, dagli status sentiti della star di turno che coglie la palla al balzo per sentirsi più umana e vicina al popolo, dagli interventi di Salvini o dalle lacrime di Barbara D’Urso.  Una legge che non è quella che vi stanno spacciando. Una legge che non vi obbliga a rimanere inermi di fronte alle minacce nè garantisce a chiunque il diritto di aggredirvi, derubarvi, stuprarvi o privarvi della dignità.
Certo, raccontarla in questi termini fa sicuramente più comodo, perché si appiglia all’indignazione popolare del cittadino medio, che di giurisprudenza ci capisce più o meno quanto di fisica quantistica.

Per occuparsi della legge non si usa il cuore, la pancia o l’istinto. Si usa –  o si dovrebbe usare – la razionalità. E la razionalità dice che a tutto c’è un limite, che una vita vale più di un televisore e dei gioielli e che nessuno può farsi giustizia da solo. Perché non siamo nel Far West, per quanto molti vorrebbero raccontarvi il contrario per far leva sui vostri sentimenti più che sul vostro cervello.

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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