cenerentola

Nessuno tocchi Cenerentola

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Negli ultimi anni la Disney ha cercato in ogni maniera – il più delle volte riuscendoci egregiamente – di rinnovarsi,  adattandosi alle esigenze di un pubblico che con il passare del tempo ha smesso di accontentarsi del topos ormai collaudato dell’amor cortese tra una principessa e il suo eroe.
Quando le bambine hanno smesso di immedesimarsi ne La Bella addormentata è arrivata La Sirenetta, e quando anche la cara e vecchia Ariel ha fatto il proprio tempo, mamma Disney ha ripescato Mulan dal cappello. Il tutto sino ad arrivare a La principessa e il ranocchio, Brave e Frozen.
Il merchandising delle principesse in fondo è ciò che ogni anno assicura al marchio del topo più famoso al mondo di una mole non indifferente di introiti. Quindi è ovvio che si cerchi in ogni modo di restare al passo con i tempi, svecchiandosi e proponendo modelli sempre nuovi e valori ben più condivisibili di un titolo reale e la capacità di pulire una casa abitata da sette nani in un paio d’ore.

Questo per la gioia delle femministe di tutto il mondo, che  ancora accusavano la casa di produzione di proporre alle future donne modelli di principessa statici, inutili e privi di iniziativa. Un po’ come Cenerentola.

– Dimmi solo una a cui è andata bene.
– Quella gran culona di Cenerentola!

Pretty woman

Nell’immaginario comune Cenerentola non è altro che una ragazza terribilmente sfortunata che parla con i topini e che un bel giorno si vede la vita rivoluzionata dal rampollo reale che – dopo aver fatto provare la famosa scarpetta di cristallo a tutta la città non ricordandosi nemmeno il viso della donna della sua vita – le dichiara il proprio amore e la porta a vivere  in un castello. E il suo unico merito in tutto questo sembra essere quello di saper lucidare un pavimento senza farsi venire il colpo della strega.

Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Certo, non c’è da stupirsi che Cenerentola non sia portatore di grandi ideali progressisti come invece sono stati i suoi successori. In fondo ha invaso le sale cinematografiche nel 1950 e in quegli anni lo stereotipo femminile era ancora indiscutibilmente quello dell’angelo del focolare che volteggia leggiadro dalla casa paterna a quella coniugale senza battere ciglio.

Non possiamo quindi pretendere che mamma Disney decidesse di insignire la propria protagonista del sogno di voler aprire un ristorante come Tiana de La principessa e il ranocchio, o di mandarla in guerra come è stato per Mulan. Ciò che però possiamo fare è guardare oltre le apparenze, e renderci conto che forse – ma dico forse – quella gran culona di Cenerentola di messaggi positivi può portarne. Anche nel ventunesimo secolo.

Non disperare nel presente
ma credi fermamente
e il sogno realtà  diverrà

Da sempre l’enorme pregio delle fiabe è quello di dare ai bambini degli strumenti per comprendere il mondo e i suoi meccanismi, per distinguere il bene dal male, i torti dalle verità.
E –  sempre nel contesto fiabesco – Cenerentola è una storia di abuso.
Il comportamento della matrigna e delle sorellastre può essere considerato sotto ogni punto di vista puro e semplice bullismo. Ogni giorno, per tutto il giorno, la protagonista viene derisa e maltrattata da coloro che dovrebbero amarla. E mentre nel 1937 Biancaneve cantava il mio amore un dì verrà ed è rimasta nella casa della matrigna sino a quando un cacciatore impietosito invece che ucciderla le ha permesso di scappare (cosa che mai avrebbe fatto se non ne fosse andato della sua vita), Cenerentola coltiva il sogno di avere un giorno una vita migliore, e per inseguirlo fa ciò che è in suo potere fare.

Sì, tutto ciò che fa è pulire, badare alla casa ed esaudire ogni desiderio delle sue aguzzine e il suo grande progetto altro non è che andare al ballo e conoscere il principe ma – come ho detto – qui dovrebbe entrare in gioco l’intelligenza di rendersi conto che ogni fiaba è scritta e rappresentata nel contesto del proprio tempo.
Quando la storia è stata riproposta in chiave moderna, Cenerella non sognava di sposare un buon partito per liberarsi dal giogo della perfida matrigna, bensì di quello di andare all’università. Cambiano i tempi, ma non cambia il concetto chiave che la fiaba comunica: cioè che se non ti lasci andare, se non cedi alla disperazione e se insisti nel voler migliorare la tua condizione in qualche modo ci riuscirai. Che sia con la magia di una fata madrina che risolve la situazione quando ormai tutto sembra perduto, con l’intervento di un vecchio amico o più semplicemente con un colpo di fortuna.

Ecco cosa insegna Cenerentola alle bambine e ai bambini che ogni giorno credono di limitarsi a guardare la storia di una ragazza che incontra il principe azzurro e diventa principessa: It gets better, andrà meglio.

Forse se la Disney avesse prodotto Cenerentola nel 2015 invece che alla fine degli anni 40, invece che al ballo lei avrebbe voluto andare agli esami per accedere alla Normale di Pisa, partire con Greenpeace o aprire una ditta di pulizie. Ma il concetto non cambia. Il suo momento di rivalsa non è quello in cui incontra il principe che la strappa al triste destino a cui sarebbe altrimenti condannata, ma quello in cui prende in mano le redini della propria vita e – con l’ovvio aiuto della fata madrina e di quel tocco di magia che non sta mai male in una fiaba – va al ballo nonostante le sia stato vietato, nonostante le abbiano strappato ogni possibilità.

Cenerentola si è ribellata e ha vinto.

Chiunque sia mai stato maltrattato, bullizzato o abusato sa perfettamente quanto sia difficile una scelta del genere, quanto invece possa essere più facile lasciarsi andare sino a quando l’unico desiderio rimasto è quello di non sentire più niente.

È quindi abbastanza ridicolo che le femministe più agguerrite urlino allo scandalo nel vedere come ancora oggi Cenerentola sia una delle principesse più amate, e sicuramente tra quelle i cui costumi, accessori e oggetti di merchandising sono più acquistati.
Tranquille signore, nessuna bambina si vedrà risucchiato via il sogno di diventare presidente, chirurgo o magistrato da un costume di carnevale, una tazza o uno zaino per la scuola. Non saranno cerchietto e parrucca bionda a riportarci agli anni cinquanta. Il mondo continuerà ad evolversi e le donne continueranno a combattere per i propri diritti con ogni strumento a disposizione.

Ma finché nella propria cameretta, nei corridoi scolastici, al lavoro, all’università, negli spogliatoi della palestra o per strada qualcuno per distrarsi canticchierà che se il mondo soffrir ti fa, non devi disperar, allora continuerà a valere la pena di raccontare la storia di Cenerentola. La vittima che non si è arresa.

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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