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Perché i fascisti dovrebbero andare su Marte? in Italia si sta così bene

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Venerdì 6 marzo il tribunale di Livorno ha assolto quattro tifosi dell’Hellas Veronache nel dicembre 2011 erano stati filmati dalle telecamere a circuito chiuso dello stadio  mentre intonavano cori fascisti accompagnandoli dal sempreverde saluto romano. Per le motivazioni dovremo aspettare ancora almeno trenta giorni, ma con lo sdegno possiamo portarci avanti ed iniziare già da ora.

In aondo siamo sempre stati i maestri dell’indignazione postuma.
L’abbiamo fatto con Priebke, ricordandoci che era un assassino che girava libero per Roma solo quando da prendere a calci c’era rimasta solo la bara. Lo facciamo ogni volta che un ragazzo diverso dagli altri, un clochard o qualcuno con la pelle di un colore non sufficientemente chiaro  vengono ammazzati di botte da fanatici nostalgici dello squadrismo.

Circa sessant’anni fa l’allora deputato Mario Scelba promosse una legge conosciuta come legge 20 giugno 1952, n. 645, o Legge Scelba, volta a sanzionare chiunque esaltasse pubblicamente il fascismo, o ne utilizzasse i metodi propagandistici.
Le ferite aperte nel ventennio bruciavano ancora, si sentiva con forza il bisogno di proteggersi dal rischio dei corsi e ricorsi storici e di impedire che chiunque prendesse sottogamba ciò che Scelba e i costituenti avevano vissuto direttamente sulla propria pelle. Citando direttamente l’articolo 1 normativa, quindi:

si  ha  riorganizzazione  del disciolto partito 
fascista  quando  una  associazione o un movimento persegue finalita'
antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando
o  usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la
soppressione delle liberta' garantite dalla Costituzione o denigrando
la  democrazia,  le  sue  istituzioni  e  i valori della Resistenza o
svolgendo  propaganda  razzista, ovvero rivolge la sua attivita' alla
esaltazione  di  esponenti,  principii,  fatti  e  metodi  propri del
predetto  partito  o  compie  manifestazioni  esteriori  di carattere
fascista.

Ogni volta che mi capita sott’occhio questa legge non so se ridere, piangere o andare a vivere in un eremo con il mio gatto e una scorta di libri e dvd. Perché come insegna la tradizione italiota, fatta la regola trovato l’inghippo.

Più volte nel corso degli anni, sono state sollevate questioni di legittimità costituzionale sulla Legge Scelba, che a quanto pare rischia di ledere la libertà di espressione e associativa  che l’articolo 21 della costituzione garantisce ad ogni individuo.
Infatti se applicata con i principi che i membri della costituente cercavano di perseguire, impedirebbe parecchi atti di libertà d’espressione. Per esempio gli attivisti di Casapound non potrebbero esprimersi con l’amato saluto romano e gli affezionatissimi dell’Hellas Verona oltre che con cori fascisti, non potrebbero esprimersi realizzando opere d’arte come la svastica formata con le proprie auto per festeggiare la fine del campionato.

Ma non preoccupatevi, cari i miei alti esempi di eccellenza italiana, il vostro diritto di esprimervie manifestare liberamente è ancora garantito.
Infatti la corte costituzionale nel 1957 ha stabilito che si ha il reato di apologia del fascismo solo quando si commetta una esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista. 
Sempre citando dalla sentenza della corte:

Chi esamini il testo dell'art. 5 della legge isolatamente dalle altre disposizioni, e si limiti a darne una interpretazione letterale, può essere indotto, come é accaduto alle autorità giudiziarie che hanno proposto la questione di legittimità costituzionale, a supporre che la norma denunziata preveda come fatto punibile qualunque parola o gesto, anche il più innocuo, che ricordi comunque il regime fascista e gli uomini che lo impersonarono ed esprima semplicemente il pensiero o il sentimento, eventualmente occasionale o transeunte, di un individuo, il quale indossi una camicia nera o intoni un canto o lanci un grido. Ma una simile interpretazione della norma non si può ritenere conforme alla intenzione del legislatore, il quale, dichiarando espressamente di voler impedire la riorganizzazione del disciolto partito fascista, ha inteso vietare e punire non già una qualunque manifestazione del pensiero, tutelata dall'art. 21 della Costituzione, bensì quelle manifestazioni usuali del disciolto partito che, come si é detto prima, possono determinare il pericolo che si é voluto evitare. La denominazione di "manifestazioni fasciste" adottata dalla legge del 1952 e l'uso dell'avverbio "pubblicamente" fanno chiaramente intendere che, seppure il fatto può essere commesso da una sola persona, esso deve trovare nel momento e nell'ambiente in cui é compiuto circostanze tali, da renderlo idoneo a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste.
[...]
Non crede questo Supremo Collegio che il criterio interpretativo di così ampia portata adottato dalla Corte costituzionale sia suscettibile di modificazioni e che esso non conservi la sua validità anche quando non trattasi di atti che integrino vera e propria apologia del fascismo ma si esauriscono in manifestazioni come il canto degli inni fascisti, poiché si ha ragione di ritenere anche che queste manifestazioni di carattere apologetico debbano essere sostenute, per ciò che concerne il rapporto di causalità fisica e psichica, dai due elementi della idoneità ed efficacia dei mezzi rispetto al pericolo della ricostituzione del partito fascista e che, quando questi requisiti sussistono, l'ipotesi di cui all'art. 5 legge citata é costituzionalmente legittima.

Riassumendo – per chi non abbia la sfiga di parlare l’oscura lingua del diritto – gli appassionati della freedom of speech possono dormire sonni tranquilli. No, la Legge Scelba non viola l’unico articolo della costituzione che sembra starvi così tanto a cuore.  Perché in sostanza se non si riesce a dimostrare che c’era la possibilità che le vostre parole avrebbero potuto provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste, potete fare e dire un po’ quello che volete. Anche cantare inni fascisti mentre indossate accidentalmente una camicia nera.  Vi basterà avere culo e trovarvi di fronte al giudice giusto.

Ovviamente poi, in uno stato di diritto che si ricordi delle proprie norme, dovreste vedervela con la legge Mancino.
Qui però siamo in Italia e nonostante esista una normativa che prevede sanzioni per chiunque inciti all’odio per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi, il partito politico che ha fatto di questo odio il proprio cavallo di battaglia è arrivato ad essere terzo in quanto a seguito e a contare, secondo i dati raccolti nel 2013, 122.000 iscritti.

Ah, che bella la libertà.

Quella che impedisce di punire chi vende e acquista i calendari di Mussolini, quella che permette alle orde di nostalgici di andare in pellegrinaggio a Predappio  con abiti da funerale, teste rasate e parole di cordoglio da trascrivere sui libri delle condoglianze esposti nella cappella di famiglia dell’ex dittatore. Parole come come sei l’unico Dioeri un vero uomoOnore.
E proprio a Predappio, quelli che vogliono vivere per intero la vera esperienza fascista possono acquistare busti del Duce, posacenere con le sue frasi più celebri, bandiere con la svastica – per i più affezionati ci sono anche gadget di Hitler, ma lui non  piace perché era uno stronzo e ha rovinato la festa – e divise d’epoca. A queste personcine vogliamo forse dire qualcosa? Perché mai, stanno solo esercitando la propria libertà.

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E così mentre i tedeschi si sono assicurati leggi che, senza possibilità di interpretazione, mandino in galera chiunque riproponga gesti e convenzioni che rimandino al Nazismo, noi abbiamo passato in rassegna tutta la nostra storia assicurandoci di proporci come le vittime poco meno che innocenti. Quelli che sì, hanno fatto degli errori, ma veniali. Erano ben altri i cattivi, i veri criminaliE poi in fondo nessuno sta cercando davvero di riportarci all’epoca del Fascismo, che male c’è nel crogiolarci in un po’ di folklore storico quando ne abbiamo voglia? 
Quindi perché perseguire gente del calibro di Gasparri, Storace, La Russa, Fini e Alemanno? Perché negare loro la possibilità di fare attivamente vita politica? Solo perché in un qualche passato, neanche troppo lontano, sono stati sostenitori di teorie e movimenti fascisti?
Andiamo gente, un po’ di umorismo, per Dio. In fondo stavano solo esercitando la propria libertà di espressione ed associazione.

alemanno

La stessa libertà che su Facebook garantisce ancora l’esistenza di pagine come Fascisti d’Italia uniti o Giovani Fascisti Italiani. Pagine che regolarmente vengono segnalate come inappropriate, e regolarmente passano ogni controllo a pieni voti, perché non violano gli standard della comunità e – a quanto pare – nemmeno la legge italiana.

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Secondo questi principi invece a violarle è  Giampietro, il ragazzo che ad ottobre ha deciso di protestare contro le famigerate sentinelle in piedi vestendosi da Nazista dell’Illinois e per questo è stato schedato e accusato di apologia del fascismo.
Grazie alla celebrità raggiunta con questo gesto, ha aperto una pagina tramite la quale vengono promosse iniziative contro la discriminazione della comunità LGBT e non solo. Pagina che regolarmente viene chiusa dal team del social network perché accusata di non rispettare gli standard della comunità. Aspettate, e la libertà di espressione? E l’articolo 21 della nostra costituzione? Perché nessuno pensa all’articolo 21 della costituzione?
Inutile prendersela, in fondo è solo colpa sua. Ha fatto una pessima scelta di marketing, perché forse se invece che chiamare la sua pagina Il Nazista dell’Illinois l’avesse chiamata Il Fascista dell’Illinois, lo lascerebbero stare. Si sa che sono i nazisti quelli veramente cattivi, no?

Già, che bella la libertà.
È talmente bella che quando non ce l’avevamo qualche migliaio di persone è morto per garantircela. Quest’anno saranno settant’anni da quando è successo, non poi così tanti vero? Alcune di quelle persone sono ancora vive. Persone torturate e incarcerate. Uomini e donne che hanno subito anni di regime fascista e che hanno visto familiari e amici morire sotto il peso della dittatura che hanno contribuito ad estirpare. Persone che settant’anni fa hanno festeggiato con la certezza che mai nessuno si sarebbe più azzardato ad alzare il braccio destro con fini politici e che nessuno avrebbe potuto reggere bandiere con croci celtiche in pubblico senza essere linciato dalla folla. E sicuramente mai avrebbero pensato che un giorno Gabry Ponte avrebbe remixato Faccetta Nera.

Intendiamoci, io non sto scrivendo con l’assurda pretesa che si tramandi di padre in figlio il rispetto per questo sacrificio,  che si insegni a chi domani dovrà evitare che la storia si riproponga a sedare la follia prima che prenda piede, o che non ci si nasconda sempre dietro allo spauracchio della libertà di espressione. Chiederei troppo.
Ma almeno sarebbe gradita la decenza di aspettare che siano tutti morti prima trattare ciò per cui hanno lottato come carta igienica.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato il 25 marzo 2015 su Il ballo del cervello

 

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Aspirante giornalista, aspirante scrittrice, aspirante dominatrice del pianeta e aspirante cittadina di un paese in cui tutti vengano trattati alla stessa maniera, ho iniziato a scrivere un nefasto giorno della mia infanzia e da allora non ho più smesso. Femminista un po’ per caso e paladina dei diritti civili per vocazione, ho un sogno del cassetto: arrivare al governo ed istituire il reato di stupidità manifesta. Su Controverso parlerò di tutto ciò che non va nel mondo e nei suoi abitanti, il che ci garantirà argomenti di discussione per i prossimi dieci anni.

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